VOCI DAL CONFINE
Sardi nel 1941
di Luca Pala | con Luca Pala | regia Luca Pala e Gabriele Genovese
Voci dal confine. Sardi nel 1941 è un viaggio nella memoria. I soldati sardi della
Brigata Sassari che, il 6 aprile del 1941, nel pieno della seconda guerra
mondiale, entrarono in Jugoslavia e vi rimasero per 2 lunghi anni.
Si accorsero
ben presto di essere degli occupanti in quelle terre così lontane dalla loro isola e
si trovarono ad affrontare qualcosa di più disumanizzante della guerra: la
guerriglia. Combattimenti senza regole e strategie contro un nemico invisibile
che colpisce senza preavviso. Senza le regole convenzionali della guerra, si
sentiranno lasciati soli, e si troveranno in preda alla paura e all’incertezza.
Attraverso le loro esperienze traumatiche e conflitti interiori, i tre protagonisti si
abbandonano al racconto sulle atrocità del conflitto e alla loro perdita
dell’innocenza, affinché tutte le vite spezzate e i ricordi sepolti non vengano mai
più dimenticati. Tutto ciò inviterà gli spettatori a riflettere sulla complessità della
guerra e sulle sue conseguenze, sia per i soldati che per le popolazioni civili.
Una narrazione che non è solo una cronaca di eventi storici, ma vuole essere
anche un viaggio nella memoria.
La storia della Brigata Sassari in Jugoslavia è
una pagina dimenticata, spesso trascurata dai libri di storia e rimossa dalla
coscienza dei protagonisti stessi. Tra di loro, anche il nonno dell’autore.
COMMENTO DELL’AUTORE
Mio nonno non parlò mai dei suoi anni in guerra, né con me, né con mio padre e
né con le mie zie. Sapevamo solo che aveva trascorso anni nei confini orientali
italiani e in Jugoslavia e l’unico legame rimasto con quel passato era una
fotografia con la scritta “Ricordi di Trieste”. Ogni volta che andavo a trovare i miei
nonni, quella foto si ergeva come un mistero, un soprammobile che nascondeva
storie inespresse.
Tutto cambiò durante una vacanza a Trieste con mio fratello. Mentre
passeggiavamo, un manifesto catturò la mia attenzione: la stessa calligrafia di
“Ricordi di Trieste”. In un istante, quello che fino a quel momento era stata solo
curiosità, si trasformò in impulso irrefrenabile. Cosa aveva vissuto mio nonno?
Cosa erano stati quegli anni per lui e per gli altri soldati sardi in quei territori così
lontani dalla loro isola? Purtroppo non avrei mai potuto avere risposta da lui, era
morto da ormai più di vent’anni.
Così, intrapresi un viaggio che si rivelò ben più complesso di quanto avessi
immaginato.
Come lui, infatti, anche tanti altri protagonisti affidarono alla rimozione di quegli
anni e al silenzio il resto della loro vita. Mi immersi in documenti d’archivio, libri
e le poche testimonianze degli altri soldati scoprendo così di cappellani militari
costretti a dare estreme unzioni durante le fuciliazioni, di soldati che disertarono
dal regio esercito per unirsi ai partigiani titini. Queste storie si aprirono davanti a
me come pagine di un libro dimenticato.
Sentii di dare voce a questi traumi, raccontare storie che meritavano di essere
conosciute e ricordate. In questo viaggio non solo scoprii il passato, ma anche il
grande potere della memoria.
Luca Pala
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