NOTIZIARIO N. 9 | GENNAIO 2006

Cari Soci, un anno è trascorso dalla scorsa Assemblea ed è arrivato il momento di tracciare con Voi un primo bilancio delle cose fatte e dei programmi impostati. La convocazione sotto riportata Vi chiama a raccolta proprio per darVi le necessarie informazioni e ricevere gli indispensabili suggerimenti affinché il Direttivo possa sempre meglio adempiere ai propri doveri statutari e rispondere alle richieste dei propri associati.

CONVOCAZIONE DI ASSEMBLEA ORDINARIA

L'Assemblea ordinaria dei soci del Circolo Culturale Maria Carta è convocata per il giorno SABATO 18 MARZO 2006 alle ore 17,00 in prima convocazione ed ALLE ORE 18,00 IN SECONDA CONVOCAZIONE presso L'Oratorio della Chiesa Parrocchiale di Longuelo (Via Longuelo 39/b) per la trattazione del seguente

ORDINE DEL GIORNO

  1. RELAZIONE DELLA PRESIDENZA

  2. APPROVAZIONE DEL RENDICONTO FINANZIARIO DEL CIRCOLO PER IL 2005

  3. APPROVAZIONE DEL PROGRAMMA DI ATTIVITA' DEL CIRCOLO PER L'AΝΝΟ 2006

  4. APPROVAZIONE DEL BILANCIO PREVENTIVO DEL CIRCOLO PER L'ANNO 2006

  5. DESIGNAZIONE DEI CANDIDATI AL CONGRESSO NAZIONALE DELLA F.A.S.I.

  6. VARIE ED EVENTUALI

Ringrazio fin d'ora per la partecipazione all'Assemblea, che auspico numerosa anche in considerazione dell'importanza dei temi che formeranno oggetto di trattazione e saluto frattanto con la più viva cordialità.

Il Presidente

Bergamo 23/01/2006

Gavino Maieli 

Importante

Da Ottobre è aperto il tesseramento 2006.

La quota del tesseramento 2006 è fissata in €uro 20,00 per il socio ordinario ed in Euro 10,00 per il coniuge e familiari conviventi. Sono inoltre istituite le categorie di "Socio Amico" per quanti verseranno €uro 30,00 e di "Socio Sostenitore" per quanti verseranno €uro 50,00. La quota per coniugi e familiari conviventi rimane fissata a €uro 10,00.

RICORDIAMO CHE SOLO I SOCI POSSONO ACCEDERE AL SERVIZIO PRENOTAZIONI DA/PER LA SARDEGNA CHE IL CIRCOLO ASSICURA AI PROPRI ASSOCIATI TRAMITE UNA AGENZIA CONVENZIONATA FASI.


Il direttivo quasi al completo (con un candidato in pectore)
Questa fotografia è stata scattata nel corso della penultima cena sociale, a San Paolo.

Da sinistra: Sergio Oggiano, Sisinnia Bua, Mario Pomesano, Gavino Maieli (con il microfono), Mario Poddighe, Cesare Lai, Giovanni Guerinoni (non fatevi ingannare dall'aspetto, È l'unico non sardo!), Guido Corda, Gianfranco Cabras. Mancano Manlio Mameli, impegnato in cucina, e Giovanni Mele, impegnato in sala. Ma il gruppo, Sisinnia esclusa, è già orrido così.

Unica nota delicata, la bambina. Forse capitata li per caso........

SEPPURE IN RITARDO IL DIRETTIVO DESIDERA INVIARVI IL PIU' CALOROSO AUGURIO PER UN 2006 RICCO DI SODDISFAZIONI E DI FELICITÀ.

SPECIALE FESTA DELLA DONNA

Per festeggiare "l'altra metà del Cielo" il Circolo organizza una cena. Una cosa speciale dove si fonderanno armonicamente i sapori di mare ed i sapori di terra, i prodotti tipici sardi e gli aromi "altri", dove si assaggeranno i dolci (le Seadas) al gusto di miele e formaggio di pecora cotti dolcemente nell'olio d'oliva. Una cosa veramente speciale resa possibile dalla maestria del Cuoco Manlio Mameli e dalla squisitezza di Sisinnia Bua che farà da par suo gli onori di casa. Senza dimenticare naturalmente i diversi collaboratori e collaboratrici che li assistono e li supportano in questo loro Servizio offerto al Circolo ed agli associati tutti.

IN QUELLA SEDE SI POTRÀ INOLTRE PROVVEDERE AL RINNOVO DELLA TESSERA 2006

LUOGO: CENTRO SOCIALE - VIA LOCATELLI 20 ORIO AL SERIO

DATA: 11 MARZO 2006 CON INIZIO ALLE ORE 20.00

MENÙ

ANTIPASTI: PIOVRA CON PATATE ED ACETO BALSAMICO

PRIMI: MALLOREDDUS ALLA CAMPIDANESE, FREGULA CON COCCIULA (SONO LE ARSELLE (DELLA FAMIGLIA DELLE VONGOLE))

SECONDI: ZUPPETTA DI SCAMPI E GAMBERI, AGNELLO SARDO ARROSTO

CONTORNI: INSALATA MISTA E PATATE AL FORNO

DOLCI: SEADAS

BEVANDE: VINO BIANCO E NERO (DOLIA E MONICA. SI SPERA...)

DIGESTIVI: CAFFÈ E DIGESTIVO

QUOTE:

Quota adulti EURO 22,00

Quota ragazzi fino ai 15 anni EURO 15,00

PER le PRENOTAZIONI:

TEL. 035-956429 GIOVANNI GUERINONI

TEL. 035-343096 CESARE LAI

TEL. 035-681965 SISINNIA BUA


Sardi illustri | (2)

Eleonora d'Arborea (seconda parte)

In pratica, la prassi elettiva era l'opposto dell'infeudazione regia e discordava dalla linea politica aragonese. Gli Arborea si rifacevano invece alla loro antica autonomia di origine alto medievale ed all'esercizio di una piena sovranità nei propri territori.

Tre sono gli aspetti degni di attenzione nella politica di Eleonora: nella prassi e negli orientamenti di governo la giudichessa si riallacciò direttamente all'esperienza del padre, abbandonando definitivamente la politica antiautoritaria del fratello Ugone III, la difesa della sovranità e dei confini territoriali del giudicato, e infine l'opera di riordino e di sistemazione definitiva degli ordinamenti e degli istituti giuridici locali che diede vita alla Carta de Logu.

Eleonora non ebbe mai la visione assolutista del signore che decide da solo al vertice di un'oligarchia, senza tener conto delle ragioni del popolo, ma quella invece di chi ritiene di avere la propria legittimazione a regnare proprio nel popolo.

Per ragioni politiche, venivano contestati gli stessi diritti alla successione, addotto il pretesto che gli Arborea erano figli "bastardi", ma le ragioni dinastiche sembrarono avere per lei minor valore della legittimazione popolare e, semmai, avrebbero avuto vigore per quella parte dei territori ricevuti dal re a titolo personale e non per quelli che facevano parte del giudicato.

Gli interessi della giudichessa furono legati a quelli dello stato con un nodo gordiano, e fu sempre lei a riportare la legge e l'ordine per porre un freno al dilagare della violenza dei sardi durante la guerra. Le regole, le leggi garantirono la pace, cioè l'ordine nel tempo, il futuro.

Connesso a questo ordine e a queste regole è il tema dell'indipendenza, il dilemma "vassalli o proprietari". E ancora intrecciato a questo il tema della terra e della nazione, del popolo, della gente e del territorio stato in cui è garantita la terra a tutti, in cui la terra di tutti, Eleonora fu regina di uno stato che ebbe la sua legittimazione nel popolo e, unica forse nell'Europa dell'epoca, non aveva fiducia nel re e nell'istituto della monarchia in generale.

Si sentì sempre dalla parte del suo popolo e si confuse con la propria gente, ne ascoltò anche di nascosto le ragioni. Non cedere mai il potere fu per Eleonora un punto vitale. Il potere era veramente la scelta tra la vita e la morte, non solo per sé ma per tutta l'isola.

Dopo essere riuscita a completare il progetto del padre di riunire quasi tutta l'isola sotto il suo scettro di giudichessa reggente, tenendo in scacco e ricacciando ai margini dell'isola (in alcune fortezze sulla costa) le truppe di una monarchia potente come quella aragonese, vide crollare il suo progetto, per "malignità della fortuna", per un'imprevedibile incognita della sorte: la peste, che consegnò senza combattere la Sardegna agli aragonesi

Fine.

(Da Tottus in Pari - n. 123 del novembre 2005)


Due parole su: Renato Soru

Questo campidanese quarantottenne (è nato a Sanluri nell'agosto del 1957) dal carattere certo non accomodante, presidente della Regione Autonoma della Sardegna, ha ingaggiato da qualche mese una dura battaglia con il governo centrale.

Il motivo è presto detto: "In questi ultimi anni la regione Sardegna si è indebitata in modo assurdo essendo mancato il rimborso del gettito fiscale da parte dello Stato", ha detto Soru, durante la manifestazione dell'1-12-2005 a Roma. Solo nel 2004 il debito è stato pari a quasi 1 miliardo e 200 milioni di euro "che significa indebitare ogni sardo 300 volte tanto quanto si è indebitato ogni lombardo". E questo, ha sostenuto, non perché siano stati fatti sprechi: "Nell'ultimo anno abbiamo fatto una politica di rigore estrema che consiglio anche al nostro governo, ma solo perché non ci vengono trasferiti i soldi che ci appartengono e abbiamo dovuto rivolgerci alle banche che hanno affossato la nostra regione....".

Ne parliamo perché fino ad oggi i politici sardi, dai Segni ai Berlinguer, dagli Angius ai Pisanu ai Manconi ed ai Cossiga, oltre ai politici cosiddetti "locali" (l'ultimo dei quali, l'onorevole Pili che vinse le precedenti elezioni regionali, si distinse per aver inserito nel proprio discorso di investitura ampi stralci del discorso programmatico di Formigoni spacciandoli per propri. Parlò così di "nove province sarde" e delle "province alpine" sarde), per quanto illustri ed a volte esemplari, hanno sempre avuto, a nostro parere, il difetto di avere i piedi piantati in Sardegna ma la testa in continente.

Soru, bocconiano di solida preparazione conosciuto ben oltre i confini regionali e nazionali, ci sembra un amministratore locale che ama la terra che amministra, nella quale ha ben piantati piedi, testa, cuore e non solo.

Lo dimostra, mi sembra, la battaglia di cui sopra e che non si interromperà certo, ne siamo certi, nel caso di una vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni. "Noi non vogliamo né pretendiamo niente di più di ciò che per legge lo stato deve darci", dice Soru. Ed in questa battaglia è importante che egli possa contare nell'appoggio di tutti i sardi, al di fuori ed al di sopra delle differenti idee politiche che ciascuno di noi legittimamente ha, perché questa è una giusta battaglia per il futuro dei sardi e della Sardegna tutta.

Guido Corda


Considerazioni di un emigrato (8)

Oggi continuiamo a parlare di nuraghi. Continueremo anche nel prossimo numero. Questi giganti silenziosi, abbiamo detto, segnano il paesaggio sardo in modo assolutamente caratteristico. Nell'immaginario collettivo, e non solo, i nuraghi sono la Sardegna. Ma essi, seppure muti, ci parlano. O meglio, ci invitano a pensare. Oggi, come già abbiamo scritto in un numero precedente, essi sono oltre settemila, più o meno intatti. Ed è facile pensare a quanti altri, oramai scomparsi, siano stati utilizzati come facile cava dalle genti dei periodi successivi. Pietre già sbozzate e disponibili. I nuraghi dovevano dunque essere un numero ancora più grande.

Ma anche fermandoci ai settemila, e considerando le dimensioni dei massi esterni e l'assenza di tecnologia (ruspe, camion e gru, per intenderci) non possiamo non pensare al fatto che la loro costruzione deve essere stata fatta da un popolo che poteva permettersi di sostenere per lunghi periodi una manodopera numerosa e dedicata esclusivamente alla loro edificazione. Doveva trattarsi dunque di una società complessa con una organizzazione centralizzata, e non di un mondo diviso in piccole tribù. Scopriremo mai una qualche "Stele di Rosetta" capace di squarciare il velo che avvolge il passato della nostra terra? Nell'attesa immergiamoci ancora una volta nei grandi sassi della Sardegna.

Nuraghi di Sardegna: caratteristiche architettoniche

L'ingresso, il cui orientamento va da est a ovest, ma che di preferenza è volto a sud, prevede l'impiego di un architrave poggiante su due piedritti, sormontato da finestrello di scarico. Alla camera del piano terreno, illuminata debolmente dalla luce che filtra dall'esterno, introduce un corridoio, dove trova posto sul lato destro una nicchia di guardia, la cosiddetta "garetta", e, su quello sinistro, una scala ricavata entro la muratura ed a tratti schiarita da finestrini, che sale a chiocciola alle eventuali camere superiori e al terrazzo. Nelle pareti delle camere sono ricavate nicchie e stipetti.

Nuraghe Albucciu | Arzachena
Al nuraghe monotorre venivano spesso aggiunte altre torri, disposte variamente e collegate l'una all'altra da poderose murature, sovrastate da camminamenti: si hanno così i nuraghi complessi, bilobati (con aggiunta di due torri), trilobati (con aggiunta di tre torri), quadrilobati (con aggiunta di quattro torri), pentalobati (con aggiunta di cinque torri). Fra la torre centrale e i corpi aggiunti erano ricavati dei cortili che consentivano la comunicazione fra gli ambienti. Nei nuraghi a pianta complessa veniva poi aggiunta una ulteriore cinta esterna di torri collegate l'una all'altra da murature: quello che viene detto antemurale.

Il numero delle torri e la disposizione delle stesse e dei cortili è tanto varia e dipendente dal tipo di pietra e dalla natura e dalla morfologia del terreno da rendere ogni nuraghe un monumento unico, che può essere tipologicamente simile ad un altro ma mai identico. Non sappiamo esattamente come venisse eretto un nuraghe e soprattutto in che modo venissero sollevati i blocchi, talora di dimensioni ciclopiche. Si è parlato di terrapieni, di rulli di legno, di rudimentali "capre" e di altri vari sistemi, ma in realtà niente è scientificamente provato.

Nuraghe S. Barbara | Macomer
E non conosciamo neppure, finora, i motivi per cui un nuraghe venisse ingrandito con l'aggiunta di varie strutture, néperché si aggiungessero una o più torri, né perché venisse scelto un tipo di soluzione rispetto ad altre possibili, e così via. Sarà il proseguimento delle indagini e degli scavi archeologici, ormai attuati con tecniche sofisticate ed estremo rigore scientifico, a gettare luce su questi interrogativi ed a svelarci completamente il mistero della civiltà nuragica. Appare, invece, sempre più plausibile l'ipotesi che i nuraghi fossero inseriti in un sistema territoriale che prevedeva varie unità di tipo diverso, dalla semplice torre di avvistamento, al monumento piccolo e poco articolato, al colossale edificio che probabilmente costituiva un punto di riferimento per l'intera area.

(Seconda parte....continua)

Guido Corda

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