NOTIZIARIO N. 11 | GIUGNO 2006

INTERVISTA A TONINO MULAS

È rimasto persino senza voce. «Colpa dell'aria condizionata». Per tre giorni ha parlato, spiegato, coordinato i delegati dei 66 circoli sardi in Italia riuniti a Milano per il congresso nazionale della Fasi, della quale è presidente da quattro anni. La sera di domenica si è chiusa l'assise con la sua rielezione all'unanimità. Tonino Mulas si appresta a guidare la federazione per altri tre anni, pronto ad affrontare la sfida della modernizzazione di un fenomeno che è cambiato profondamente rispetto all'emigrazione dell'Ottocento.

Domanda: «Dopo quattro anni, di nuovo presidente. Da dove si ricomincia?»
Risposta: «Dalla battaglia sulla continuità territoriale. In questo momento di grande confusione abbiamo più che mai intenzione di vigilare. Poi ci sarà da portare avanti la programmazione culturale già in atto e i nuovi progetti per il prossimo anno».

Domanda:  «I circoli non si chiameranno più così ma saranno a.p.s., associazioni di promozione sociale. In cosa consiste la trasformazione?»
Risposta: «I circoli sardi non saranno più un'enclave separata dal mondo dell'associazionismo. Dovranno adeguarsi non solo alle leggi regionali sull'emigrazione sarda ma anche alla legge nazionale».
Domanda: «Con quali vantaggi?»
Risposta: «Uno è quello di poter operare sul territorio come qualunque altra associazione con precisi doveri ma anche diritti: per esempio col vantaggio di essere iscritte agli albi provinciali, avere le carte in regola per partecipare al 5 per mille destinato alle no profit, e ancora avere accesso a finanziamenti locali per le attività sul territorio».
Domanda: «Ma così i circoli non vengono omologati alle associazioni nazionali e snaturati rispetto alla funzione originaria?» 
Risposta: «Sono troppo radicati per snaturare la loro origine. Anche diventando associazioni nazionali, il fine statutario predominante sarà il mantenimento della caratteristica identitaria e originaria: cioè la promozione e la diffusione della cultura sarda». 
Domanda: «Finora il lavoro dei presidenti di circolo è stato volontario, non retribuito. Adesso chiederete uno stipendio?» 
Risposta: «A livello di presidenti il volontariato continuerà per molto tempo ancora. Bisogna però guardare al futuro e tenere presente che anche a livello nazionale e internazionale molte Onlus assumono manager per gestire le proprie attività».
Domanda: «Cosa rappresenta in sostanza il mondo dell'emigrazione organizzata?»
Risposta: «I 600 mila sardi sparsi per il mondo che mantengono il loro attaccamento alla Sardegna; quella parte di sardi disponibili a spendere tempo per promuovere la propria cultura ovunque vivano».
Domanda: «A chi serve?»
Risposta: «Ai sardi stessi per mantenere la propria identità; alla Regione perché rappresenta un network di conoscenza e promozione; ai 135 circoli sparsi nel mondo perché costituiscono una rete costata pochissimo perché creata dai vecchi. Oggi non sarebbe possibile».
Domanda: «Questione identitaria: per alcuni un aspetto da sviscerare, per altri da valorizzare, per altri ancora da archiviare. Per lei?»
Risposta: «Non è affatto da archiviare. È un elemento della nostra esistenza, una componente inscindibile dell'uomo che si coltiva con la cultura».
Domanda: «Al congresso non avete affrontato questo argomento che pure è centrale nel vostro modo di vivere e rappresentare l'emigrazione.»
Risposta: «Avremmo voluto affrontare i temi filosofici dell'identità ma avremmo limitato gli interventi. Comunque è ora di dire basta allo sbandieramento astratto dell'identità, alla retorica e alla demagogia. L'identità è parte di ciascuno di noi e tanto più è forte, quanto più si è sicuri di sé».
Domanda: «L'invito del presidente Soru al congresso non è stato accolto. Se l'aspettava?» 
Risposta: «Sapevamo della sua agenda fittissima ma abbiamo sperato fino all'ultimo. La delusione è stata compensata dalla presenza di altri rappresentanti istituzionali».

Intervista di Anna Piccioni a Tonino Mulas 
(da Tottus in Pari-n° 145)

VARIE

SA DIE DE SA SARDIGNA Ventiquattro soci del circolo hanno partecipato alla celebrazione annuale de «Sa Die de sa Sardigna» del giorno 23 aprile scorso. La scelta della città di Varese come sede della manifestazione era stata a suo tempo dettata dal desiderio di veder rinascere nella città il circolo che, pur con una sua importante storia alle spalle, era stato chiuso alcuni anni fa.

ASSEMBLEA F.A.S.I. Il circolo ha partecipato inoltre con cinque delegati al congresso nazionale della F.A.S.I. tenutasi a Milano nell'Hotel Executive (zona Garibaldi) nei giorni 2-3-4 giugno (vedi l'articolo in prima pagina).

TESSERAMENTI Sono ancora aperte le iscrizioni al circolo per l'anno 2006. Chi non avesse ancora provveduto potrà usare il bollettino postale parzialmente compilato accluso a questo notiziario numero undici.

INTERNET Per chi ama gli agriturismi vi segnaliamo il sito www.agriturismisardi.it che offre un elenco degli agriturismi in Sardegna ed una serie di informazioni su feste ed eventi nell'isola.

 

C'ERA UNA VOLTA....

Domanda/Introduzione: C'era una volta un tizio che ereditò una piccola fattoria. Piccola ma completa di tutto: alveari, capre, galline ed alberi da frutto. Risposta/Racconto: Il nostro era contento e felice: aveva sempre sognato di ritirarsi in campagna per godere della pace e della tranquillità che il verde poteva offrire. Ed i prodotti naturali poi! Un vero concentrato di salute che non avrebbe potuto far altro che bene al fisico ed allo spirito.

Il primo giorno, pieno di volontà e di zelo, si avviò alla stalla per mungere una capra, ma quale fu la sua sorpresa quando, avvicinandosi ad una capra da latte, il capro presente nello stazzo fece per avventarsi su di lui: non ci pensò due volte e, messe le mani a terra, si lanciò a testa bassa verso l'animale: gli avrebbe fatto vedere lui chi comandava!.

L'urto fu tremendo e per qualche secondo perse i sensi. Giusto il tempo per le bestie di saltare lo steccato e disperdersi. Confuso, stordito e con la testa che gli faceva un gran male si avviò allora verso l'alveare. Il miele, pensò, mi farà bene, ed anche il mal di testa passerà!.

Ma, avvicinatosi ad un alveare ed allungata la mano, fu punto da un'ape irritata dal suo gesto maldestro. Irritato, entrò in casa, prese un ago e si riportò vicino all'alveare. Anche a questi insetti gli avrebbe fatto vedere lui!. Cominciò una battaglia, lui che cercava di pungere le api e queste, eccitate dai suoi movimenti bruschi, che lo pungevano a tutto spiano.

Si risvegliò in ospedale, tumefatto in viso, con una benda in testa per il trauma cranico rimediato con il capro, braccia e gambe gonfie e dolenti e, seduto vicino a lui, un vicino di fattoria che, scoprì dopo, era quello che lo aveva sottratto oramai svenuto allo sciame inferocito.

Dopo qualche giorno, quasi ristabilito, decise di soddisfare la muta curiosità del vicino e gli raccontò dei suoi scontri con gli animali. Il vicino scoppiò in una grassa risata e, cercando di trattenersi gli spiegò quello che ogni uomo di campagna doveva sapere: le capre bisogna farle passare in uno stretto passaggio, bloccarle una per volta e mungerle e le api poi occorre stordirle ed allontanarle con il fumo, solo così è possibile cogliere senza pericoli il miele.

Il nostro tizio ascoltò in silenzio. Non era convinto di quanto il vicino gli diceva: se il capro mi carica, pensava, gli faccio vedere io chi è più duro e se le api mi pungono, cosa c'è di meglio che dimostrar loro che un ago punge di più dei loro ridicoli pungiglioni!. Non dice forse il proverbio "a brigante brigante e mezzo"?.

Detto fatto, uscito dall'ospedale pose in atto più e più volte la propria disastrosa strategia passando più tempo in nosocomio che a curare i propri affari. Inevitabilmente la fattoria fallì ed il Nostro fu costretto a venderla rimanendo, appianati i debiti contratti, con quattro spiccioli ed un pugno di mosche.

Dopo qualche tempo morì, povero in canna e senza aver capito come mai il suo sistema per contrastare "i ribelli" non avesse dato i frutti sperati.

Domanda: Questa storia ha forse una morale? Risposta: Per contrastare quella che a te sembra una mala azione devi usare gli strumenti suggeriti dall'intelligenza, e non quelli che sta usando chi male opera, perché altrimenti quest'ultimo ha comunque vinto.

Guido Corda

(p.s. se c'è un'altra morale scrivila. la pubblichiamo volentieri.)


Nessun sardo illustre stavolta, ma un testo che può esservi utile se andate in Sardegna a capitate in qualche festa paesana: è uno scritto che fornisce alcuni strumenti per capire come cantano quei quattro tipacci che, mano sull'orecchio, emettono suoni apparentemente inarticolati e ferini: si tratta di una forma di canto tra le più antiche e, parere strettamente personale, tra le più belle e struggenti del pianeta. (Guido Corda)

IL CANTO A TENORE



Nel vastissimo panorama che le tradizioni sarde possono vantare, il canto a tenore ricopre un ruolo da protagonista incontrastato, sia perché espressione artistica di pura matrice isolana, esente da condizionamenti o influssi esterni, sia perché espressione sociale dell'idilliaco mondo agro-pastorale, strato sociale che simboleggia l'isola sotto ogni punto di vista, e sul quale il popolo sardo ha radicato le proprie origini
. Le notizie sulla datazione delle origini di quest'arte canora sono troppo vaghe per permetterci una precisa collocazione cronologica: alcune testimonianze, risalenti all'epoca pre-cristiana, accennano ad un misterioso canto a quattro voci, eseguito dai prigionieri di Roma provenienti dalle zone interne dell'isola ; c'è però chi fa risalire la nascita del tenore addirittura al Periodo Nuragico, altri punti di vista ci portano a presupporre ipotesi alternative rispetto alle precedenti, ma nessun documento ci può, purtroppo, dare notizie concreteIl quartetto che compone il tenore è formato da un basso, una contra (baritono), una mezzavoce (contralto) e dalla voce solista (tenore) che oltre a cantare la poesia deve scandire il ritmo e la nota che il coro vero e proprio deve seguire armoniosamente. Il basso è la prima voce gutturale del gruppo, il suo suono, cioè, viene emesso per mezzo di una vibrazione continua delle corde vocali. Esso ha il compito di "costruire le fondamenta" della melodia, eseguendo una nota base, un'ottava
 più grave di quella precedentemente impostata dal solista. La contra, congiungendosi al basso su un intervallo di quinta, forma il classico "accordo gutturale", peculiarità in cui consiste la vera e propria differenza del tenore dalle altre forme di espressione polifonica. 
La mezza voce infine funge da "fattore dolcificante nei confronti del ruvido suono emesso dal duetto basso-contra; la sua melodia acuta, vivace, estrosa, ha il compito di completare la polifonia del terzetto, rendendola più viva e soprattutto più vaga (la mezza voce, infatti, è l'unico componente del gruppo che modifica di continuo la sua melodia: basso e contra - al contrario non variano tonalità se non quando la voce ne imposta una diversa). Il brano, solitamente, è una poesia rimata che viene eseguita in varie modalità secondo la metrica su cui è impostata: le composizioni endecasillabiche (undici sillabe per verso) si prestano per essere cantate a "sa seria" o a "boghe e' notte" (il canto che prevede un'esecuzione più pacata e malinconica); mentre le poesie con scansione sillabica ridotta (sette-otto sillabe per verso) sono in genere eseguite nelle varianti più ballabili: "ballu seriu", "passu torrau", "ballu lestru".Alle orecchie di un profano, i gruppi di tenores, presenti nei vari paesi possono apparire tutti uguali ; le differenze tra paese e paese sono invece varie e notevoli: nell'area del Supramonte (Orgosolo, Oliena, Mamoiada) il canto è caratterizzato dall'esecuzione di sillabe aperte (bim bam) e da un basso secco e aperto, al contrario della zona di Orune dove il basso e le sillabe eseguite dal terzetto, sono più cupe, chiuse e rotonde (bom). Caratterizzazioni pecuniarie e contrastanti hanno invece i tenores delle Baronie e dei paesi del Marghine.

L'ANGOLO DELLA POESIA
ALTRA POESIA, STESSO AUTORE, STAVOLTA IL CANTO NON È VERSO UN LUOGO LONTANO MA VERSO UNA PERSONA PERDUTA. NON PER SEMPRE, PERCHÉ LA TRACCIA DELL'OPERARE DELLE PERSONE VIVE IN COLORO CHE LI HANNO CONOSCIUTI E NE SONO STATI INFLUENZATI, E CHI PIÙ DELLA MADRE CHE CI HA FATTO DIVENTARE GRANDI PUÒ AVER INFLUENZATO CIASCUNO DI NOI?

AMORE E MAMMA

A mamma mia vozo cantare

sos pros bellos mutos de amore

si issa mi podere iscurtare

datu i este in chelu un su Creatore


Su lùmene suo este Simona Cavalcante

in su oro meu este istampadu

de andu sa vida tue mardau

s'amore meu non ti làssada un istante


Sas fiabas prus bellas massa ontau

sa manu tua apozàda in sa conca mia

e tottu mi pariada poesia


Deu soe una fizza fortunata

a tennere a tue omente mamma

sa fazza bella, sa oe tua velada

dae pizzinna massa cresiu manna


Dau massa affettu e amore

dae mene sese ricambiada

este po ustu i ti vozo dare

dae fizza su prussu bellu donu

de oro ti fazzo un altare

e ti nòmino regina de su tronu

mamma in su oro meu tue sese reale

si apo mancau ti pedo perdono

donzia fiza este fortunata

si ha tentu una mamma chi l’ada amada

AMORE DI MAMMA (traduzione)

A mia madre voglio cantare

i più bei versi d'amore

se lei mi può ascoltare

poiché è in cielo con il Creatore


Il suo nome è Simona Cavalcante

e nel mio cuore è impresso

da quando la vita tu mi hai dato

ed il mio amore non ti lascia un istante


Le fiabe più belle mi hai raccontato

(con) la tua mano poggiata sulla mia testa

e tutto mi sembrava poesia


Io sono una figlia fortunata

Ad averti (avuto) come madre

La faccia bella, la voce tua velata

Da bambina mi hai cresciuto donna


Mi hai dato affetto ed amore

e da me sei (stata) ricambiata

è per questo che ti voglio dare

da figlia il dono più bello

di oro ti faccio un altare

e ti nomino regina e regnante (1)

mamma nel mio cuore tu sei regale

se ho mancato ti chiedo perdono

ogni figlia è fortunata

se ha avuto una madre che l’ha amata


(1) Letteralmente "regina del trono"
(Sisinia Bua)

CONSIDERAZIONI DI UN EMIGRATO (10)

Finalmente la necropoli di Montessu. Ne ho parlato altre volte e non voglio ripetermi per non tediarvi. C'è solo da dire che le tombe sono scavate nella trachite, ed il volume del materiale roccioso scavato è misurabile in qualche migliaio di metri cubi. Questo lavoro non può essere opera realizzata a tempo perso da una popolazione di pastori seppure raggruppata in clan o tribù, ma deve averlo fatto del personale esperto comandato a ciò da una autorità che poteva permettersene il sostentamento, come penso è avvenuto successivamente per i nuraghi.

Mi piace poi ricordarvi il fatto che per arrivare alle domus si percorre un breve tratto di strada lastricata, in ottimo stato, vecchia anch'essa di oltre quattromila anni! Non montiamoci la testa, ma è certo che i Sardi erano ben altro che cavernicoli, anche se, purtroppo, non conoscevano la scritturaA VOI DUNQUE LA NECROPOLI DI MONTESSU. 

Guido Corda

VEDUTA D'INSIEME DI ALCUNE TOMBE

Descrizione - Montessu è la più estesa e importante necropoli rupestre preistorica della Sardegna ed è composta di circa quaranta domus de janas di diverse tipologie, scavate in un anfiteatro roccioso naturale. Tra le tantissime tombe che si possono visitare, ne spiccano due in particolare, considerate tombe-santuario, dette "Sa Cresiedda" (La Chiesetta) e "Sa Grutta de Is Procus" (La Grotta dei Porci), particolari sia per le dimensioni che per l'elaborata architettura.

GRUTTA DE IS PROCUS
Questa necropoli, nella quale continuano gli scavi, cominciati nel 1972, è più antica dei più antichi nuraghi: le ricerche archeologiche hanno appurato che è stata infatti utilizzata dalle culture di Ozieri (3240-2360 ca. a.C.), Abealzu-Filigosa (2300-2130 ca. a.C.), Monte Claro (2200-2100 ca. a.C.), Vaso campaniforme (2200-2000 ca. a.C.) e Bonnanaro (2000-1600 ca. a.C.)La prima presenta un'anticamera, la cui volta purtroppo crollata, sulla quale si affacciano due grosse aperture che danno sulla camera sepolcrale, e al centro un piccolo portello quadrato dai bordi perfettamente rifiniti, fiancheggiato da due colonne cilindriche, oggi purtroppo spezzate, ottenute direttamente, come tutta la struttura, dallo scavo nella viva rocciaSono visibili poi sul pavimento i due incavi cui corrispondono altri due incavi sulla volta, perfettamente allineati (a piombo)In questi incavi si ritiene fossero inseriti alcuni idoli lignei, oggetto di culto delle 

SA CRESIEDDA

popolazioni che hanno realizzato la necropoliRicordo ancora una volta che le popolazioni sarde erano considerate anche dai cristiani "adoratori della pietra e del legno", ed i succitati dettagli de "sa cresiedda" fanno pensare che questo fosse proprio un luogo di tale culto di cui, purtroppo, non sappiamo altro"Sa grutta de is procus" appartiene alla stessa tipologia, ma la volta dell'anticamera è intatta e ai lati del portello non si presentano le due colonne.

Diverse tombe all'interno presentano motivi incisi e a rilievo, soprattutto semicerchi concentrici, spirali, "denti di lupo", (che si possono ammirare nella tomba detta appunto "delle spirali"), quadrati con corna che 

TOMBA DELLE SPIRALI

rappresentano il dio Toro, elemento maschile simbolo di fertilità (tombe "delle corna")Molte tombe presentano nelle pareti tracce di pittura rossa e gialla realizzata con ocra, simbolo di rinascitaCon il permesso della guida, è possibile entrare in alcune tombe per fotografarne le incisioni. In zona si trovano altri monumenti preistorici tra i quali alcuni menhir alti sino a 5 m. situati a circa 1 km. da Villaperuccio, presso il casale TerrazzuAccesso Da Villaperuccio si prende la strada per Narcao e attraversato il ponte sul Riu Mannu, dopo 1500 m. si svolta a sinistra, in corrispondenza del cartello che indica la necropoliSi percorre poi una strada asfaltata per 1 km circa, seguendo sempre le indicazione che si trovano lungo il tragitto, fino a giungere al parcheggio del parco archeologicoCome molti altri siti archeologici sardi, anche questo è gestito da una cooperativa di persone gentili e competenti, che vi accompagneranno nella visita alla necropoli, facendovene apprezzare il misterioso fascino che ne emana.

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