INIZIA UN NUOVO ANNO
Inizia un nuovo anno. Nell'augurare a tutti e a tutte le famiglie le cose più belle, sembra opportuno provare a fare un bilancio della nostra attività e soprattutto delineare una traccia di ciò che sarà possibile fare nell'anno che ci aspetta. La vita di associazioni come la nostra è fatta di momenti esaltanti e di altri meno felici. Dopo anni di risultati lusinghieri e ricchi di soddisfazioni, nell'ultima fase di vita sociale abbiamo dovuto affrontare difficoltà davvero grandi, a causa di incomprensioni e di protagonismi che hanno ostacolato non poco quanto era nei nostri progetti. Questo succede quando all'interesse collettivo si antepone la piccola logica personale, col risultato che anche le cose semplici diventano quasi impossibili e non si riesce a rispettare i programmi che ci si è dati. A seguito di questa situazione alcuni soci hanno deciso di non fare più parte della nostra associazione. Questo ci riempie di rammarico, convinti però che il patrimonio rappresentato dal Circolo vada salvaguardato attraverso il rispetto delle regole democratiche e attraverso l'impegno di tutti i giorni, non con il boicottaggio sistematico e la ricerca continua della rissa.
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| Inghiottitoio "Sa Oche" |
Supereremo però anche questo momento critico, e il modo migliore per farlo è quello di riprendere le abituali attività. Già la cena sociale del 16 dicembre scorso, magnificamente riuscita, ha confermato il piacere di tanti soci di incontrarsi e di stare insieme, in serenità ed armonia, a dimostrazione che le basi sono solide e bisogna soltanto continuare su questa strada. Tra le prossime iniziative in programma sono da segnalare:
Presentazione CD di Maria Carta Sabato 27 gennaio alle ore 18 presso l'ex Sala Consiliare del Comune di Bergamo, in Via Tasso 4, verrà presentato il doppio CD "Nottes de incantu", una raccolta di brani dal vivo di Maria Carta. Verranno proiettati filmati di Maria, con l'ascolto dei brani più suggestivi del nuovo CD, e si terrà una conferenza per ricordarne il percorso artistico ed umano. Interverranno: Luigi Cataldi, docente di pediatria all'Università Cattolica di Roma, David Mancini, figlio di Maria Carta, che ha curato l'edizione del CD, gli assessori Luciana Gattinoni ed Enrico Fusi. La manifestazione, patrocinata dal Comune di Bergamo, prevede anche un ricordo con filmati di Andrea Parodi, l'ex cantante dei Tazenda, amico del nostro Circolo, scomparso di recente.
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| David Mancini con il past-presidente Pomesano |
Nuovo Statuto Dopo un lungo esame che ha coinvolto tutti i Circoli italiani aderenti alla FASI, è pronta una bozza definitiva del nuovo Statuto, più aderente alla legislazione regionale sarda sull'emigrazione, proposto dalla Regione Sardegna e dalla FASI. Anche i soci del nostro Circolo saranno chiamati ad esaminarlo e ad approvarlo nel corso di una Assemblea, attualmente in fase organizzativa, di cui si darà tempestiva comunicazione.
Continuità territoriale Recentemente l'Unione Europea ha rivisto i criteri relativi al sistema della continuità territoriale, che prevede agevolazioni a favore dei sardi nei collegamenti aerei con la Sardegna. Le agevolazioni interessano, oltre che Roma e Milano, diversi aeroporti italiani. Per quanto riguarda Bergamo Orio al Serio, sinora escluso e per il quale il nostro Circolo ha portato avanti importanti iniziative richiamando l'attenzione della stampa tutta e delle autorità competenti (ben due i convegni sul tema organizzati negli anni scorsi!), l'Unione Europea ne ha riconosciuto il ruolo primario come aeroporto low cost. Grazie anche alle nostre iniziative ora si aprono importanti prospettive. Sono in corso infatti contatti con diverse compagnie aeree interessate a collegare Bergamo con gli aeroporti sardi a prezzi estremamente vantaggiosi. Ci auguriamo di poter dare quanto prima buone notizie in merito. Intanto, grazie ad un accordo tra FASI e Meridiana, le agevolazioni per i viaggi in Sardegna con questa compagnia saranno estese ai coniugi dei sardi, ai figli nonché ai figli dei figli anche se nati fuori Sardegna. Ulteriori informazioni si potranno ottenere contattando il Circolo il lunedì sera.
Riorganizzazione Cagliari Club "Gigi Riva" Il Cagliari Club "Gigi Riva" di Bergamo che, come è noto, svolge la sua attività all'interno del Circolo Culturale Sardo "Maria Carta", è in fase di rinnovamento. Il Consiglio Direttivo del Circolo ne ha affidato la riorganizzazione al signor Sergio Oggiano, che sta già operando per raccogliere adesioni e per avviare la nuova attività.
Il Cagliari Club "Gigi Riva" si è già distinto nelle manifestazioni organizzate per chiedere la liberazione dell'allevatore di Bonorva Giovanni Battista Pinna, da mesi in mano ai sequestratori. In particolare, dopo una manifestazione non riuscita a causa del veto posto dalla Lega Calcio in occasione dell'incontro di calcio tra Atalanta e Cagliari [...], durante l'incontro internazionale tra Italia e Turchia, svoltosi recentemente a Bergamo, è stato esposto in primissimo piano uno striscione da noi allestito che diceva: "LA SARDEGNA DICE NO AI SEQUESTRI - LIBERATE TITTI PINNA". Nel corso della telecronaca su RAI 1, in più occasioni lo striscione è stato inquadrato da vicino e i telecronisti hanno commentato ampiamente l'iniziativa. Tutto ciò è stato possibile grazie alla collaborazione di Gigi Riva [...] che ha accolto il nostro appello e ci ha aiutati nella iniziativa.
Il Cagliari Club "Gigi Riva" è l'unico attivo in Bergamo ad essere riconosciuto dal Centro Coordinamento Cagliari Club, che ha sede a Cagliari [...]. E' inoltre l'unico che opera a nome e per conto del Circolo "Maria Carta". Ogni altra iniziativa similare, sotto qualunque forma, non è né autorizzata né riconosciuta dal Consiglio Direttivo del Circolo [...].
Tesseramenti anno sociale 2007 È aperta la campagna tesseramenti per l'anno 2007. Iscriversi al Circolo è importante perché solo se si è in tanti si possono raggiungere risultati importanti.
Il Presidente Gavino Maieli è in sede ogni sabato dalle ore 19.00 alle ore 20.00.
Notizia importante da leggere con attenzione
Nell'ambito delle manifestazioni organizzate in occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, l'Eurotarget, agenzia viaggi legata alla Federazione delle associazioni dei sardi in Italia (FASI) sta organizzando per conto di quest'ultima un viaggio in Sardegna di 7 giorni/6 notti dedicato ai luoghi cari all'eroe dei due mondi (Caprera, l'arcipelago de La Maddalena e dintorni).
Questo viaggio, che si svolgerà a metà maggio ed è stato simpaticamente battezzato "Lo sbarco dei mille", si svolgerà in collaborazione con Moby Lines, che metterà a disposizione dei partecipanti una nave.
L'iniziativa è aperta ai soci dei circoli e ad amici interessati a scoprire la Sardegna ed il suo fascino in un periodo fuori dall'ordinario.
La quota definitiva non è ancora stata stabilita ma per i soci, secondo le prime indiscrezioni, si aggirerà intorno ai 350 euro.
Appena in possesso delle informazioni definitive vi informeremo con apposita lettera, che invieremo anche ad altri enti ed associazioni bergamasche (Municipio ed Alpini in primis, ma non solo) perché è importante che la città di Bergamo sia presente in buon numero in questo viaggio pensato anche per rendere omaggio alla memoria di colui che le ha dato motivo ed orgoglio di potersi fregiare dell'appellativo di "Città dei mille".
Fate girare l'informazione nella vostra cerchia di amici, e quanti fossero interessati possono chiedere al circolo stesso di ricevere da noi le informazioni appena le stesse saranno in nostro possesso.

Questo scritto ci è giunto dagli Stati Uniti, da un nostro socio colà residente da diversi decenni. Ci ha inviato uno scritto piuttosto voluminoso che pubblicheremo a puntate, riservandogli nel notiziario uno spazio non sempre uguale (sono solo quattro pagine e dunque....). Ci sembra uno scritto particolare, con alcune parti di indubbia forza emotiva. Almeno questa è l'impressione che ha fatto a chi legge. Sostiene delle tesi non banali che vi invitiamo, con pazienza, a scoprire e, se volete, a ragionarci sopra. Buona lettura (gc).
La forza positiva e negativa delle tradizioni
Il giorno del primo di maggio dello scorso anno mi trovavo in Sardegna per rivedere i miei parenti. In quell'occasione fui invitato a vedere la festa di sant'Efisio dopo 50 anni da quando la vidi l'ultima volta. Sant'Efisio è il santo che, secondo la tradizione, 350 anni fa liberò la città di Cagliari dalla peste. Dopo un'esperienza mondiale di volontariato, che mi ha portato a negare l'orgoglio nazionale per promuovere la pace nel mondo, pensai che l'influenza della tradizione sarda, per me, era scalzata per sempre. Infatti, quando la prima volta mi chiesero di andare a vedere la festa, rifiutai l'invito pensando che sarebbe stato una noia.

Ma la mia attitudine cambiò quando andai alla festa per fare compagnia ai miei cugini, e fui positivamente influenzato quando percorsi a piedi i bastioni di San Remy a Cagliari, dove ho potuto rivedere i panorami e gli scorci meravigliosi della città. La sfilata dei costumi quindi, ed il contrasto della grandezza e mitezza dei buoi che tiravano i carri, fu per me una grande sorpresa che s'impattò nell'animo mio sempre fanciullesco e pronto a relazionarsi con manifestazioni belle e naturali. Sin dalla prima infanzia infatti, ho sempre educata, sensibilizzata, conservata e mantenuta viva, la mia fanciullezza, anche ad onta di coloro che mi hanno criticato e giudicato per ciò, “ma tu no crescisi mai".
Durante la sfilata, un orgoglio insospettato, ma evidentemente sempre esistente in forma latente, scoppiò dentro di me per la prima volta in vita mia. Essendo molto sensibile ed anche sensitivo non mi resi conto che stavo "raccogliendo" l'energia d'orgoglio delle persone intorno. Fu una situazione singolare mai sperimentata prima, dal momento che solitamente raccolgo l'energia delle persone che frequento individualmente, o come gruppo. Conseguentemente, mi sono trovato completamente impreparato. Considerando la bellezza e la ricchezza della numerosa rappresentanza dei paesi in costume, lunga parecchie ore prima dell'arrivo del carro di s. Efisio, il sentimento di orgoglio che questa circostanza faceva scaturire, era di gran lunga superiore al sentimento devozionale, il quale era direttamente relazionato con la sfilata del solo carro del santo.
In un tipo di evento che rappresentava tutti, questa "energia orgoglio" veniva "raccolta" dal mio stomaco sotto forma di grandissima emozione. Spesso sentivo l'impulso di piangere. Quando poi sfilarono i costumi di Assemini, e di Samassi, paesi con i quali sono relazionato parentalmente, quella di piangere non fu solo un forte sentimento ma una impellente necessità. Ma dovetti reprimere anche questi impulsi, dal momento che essendo mulatto, (quindi non sembrando sardo), avrei potuto creare grande imbarazzo intorno alle persone vicine, magari portandole a pensare che la festa stava stimolando a "’sto marocchino", malinconie e nostalgie di case ed amori lontani, e pertanto creare ai loro occhi la situazione di un pianto fuori luogo. Insomma, non avrebbero mai potuto comprendere che invece, il pianto sarebbe stato causato da vero orgoglio sardo.
Durante la sfilata, veniva cantata dai carri, una canzone conosciuta a tutti, "is goccius", fatto il quale prospettò una insolita unità fra gli isolani, in contrasto con le rivalità storiche tra i paesi. Questo fu per me l'aspetto più bello ed emozionante, l'aspetto di cui potevo sentirmi veramente orgoglioso e fiero. Quando avevo 12 anni, imparai questa canzone a Sassari, ma non si scolpì nel mio cuore, come invece capitò durante la sfilata dei carri. Durante il resto della giornata, e la notte successiva, questo motivo mi accompagnò ininterrottamente, e non mi disturbò. Anzi, mi aiutò a ripassare uno per uno, tutti i costumi sardi rappresentati, e rivivere questo insolito stato emozionale. Ancora una volta, e per tutti uguale, la potenza che il luogo natio esprime sulle persone, sia povere o ricche, ha colpito il segno, e confermato la regola.
Il potere della tradizione

L'aspetto positivo della tradizione sarda, e delle tradizioni in genere, si esprime nel desiderio dei nonni, di tramandare ai discendenti la loro cultura, la quale permette di continuare a percorrere la strada già tracciata dagli antenati "pionieri", dopo enormi sacrifici, ed in molti casi anche bagnati di sangue per averla costruita. Giustamente, queste fondazioni, non si possono dimenticare ed ancor meno distruggere, senza provocare sdegno e reazione da parte dei precorritori, a dal momento anche che attorno a questo fatto, si costruiscono le morali, le regole ed anche le leggi di un paese. E più la tradizione si poggia su valori spirituali, più la tradizione è sana, forte e duratura in una nazione. Un esempio storico di ciò appena affermato, è dato dalle tradizioni judeo-cristiana, le quali dal momento che sono apparse nella storia, sono ancora oggi esistenti, contrariamente a moltissime altre tradizioni di potenti civiltà che sono apparse e poi scomparse con i loro imperi.
Bruno Piras
(Continua....)

Gemini ha detto
CONSIDERAZIONI DI UN EMIGRATO (12)
È il momento di parlare dello strumento sardo per eccellenza: le launeddas. Si tratta di uno strumento straordinario, che non si trova in alcun negozio "serio" (salvo degli orridi tris di canne, che si comprano in qualche bancarella per turisti, da appendere al muro o da sistemare a fianco della gondola rosa in plastica, tanto per far vedere agli amici che siamo stati in sardegna e pure a venezia!), l'uso vuole che sia lo stesso suonatore a raccogliere le canne, farle asciugare e poi lavorarle ed accordarle secondo il suo proprio intendimento.
Lo strumento, come spieghiamo sotto, è piuttosto antico. Sotto certi aspetti può essere accostato alla zampogna ed alla cornamusa, in questo senso: sono strumenti a più canne, alimentate da una riserva d'aria ed emettono un suono continuo. La differenza, non da poco, sta nel fatto che la riserva d'aria delle launeddas sono le guance del suonatore!
Prima di imparare a suonare l'artista deve dunque apprendere la particolare tecnica di respirazione necessaria per non virare al cianotico dopo una melodia di durata superiore ai 30 secondi!! Nel testo è spiegato come si fa. Se riusciremo a procurarci il materiale, un'altra volta vi insegneremo a costruire questo strumento. Prendete fiato e cominciate ad allenarvi. (Guido Corda)
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| Le launeddas ed il bronzetto di Ittiri, detto del "suonatore ittifallico" |
Is launeddas"Is launeddas", strumento assolutamente tipico della sardegna, è la principale espressione della più autentica musica etnica sarda. Le sue origini si perdono nel tempo: alcuni reperti archeologici tra i quali un famoso bronzetto dell'età nuragica (arrivato al museo archeologico di cagliari nel 1906) raffigurante per l'appunto un suonatore di aerofono a tre canne, ne testimoniano la presenza in tutto il territorio sardo in un'epoca oscillante fra i 2500 e i 3000 anni fa.
Le launeddas sono uno strumento a fiato diretto, "ad ancia semplice battente e polifonico, essendo formate da tre canne a tubo di diversa lunghezza".
La più lunga di queste canne si chiama "tumbu", non ha fori naturali e fornisce una nota grave continua che funge da pedale (o bordone) continuo a tutta la musica eseguita.
Il secondo tubo si chiama "mancosa manna" ed è accoppiato al tumbu (che rimane all'estrema sinistra) con una legatura di spago impeciato: si suona con la mano sinistra tenendo il pollice sotto per mantenere il peso, ha cinque piccoli fori rettangolari, quattro dei quali vengono coperti con i polpastrelli dell'indice, medio, anulare e mignolo. Il quinto foro, quello in basso chiamato "pentiadori" o "arrefinu" resta sempre aperto.
Il terzo tubo, più corto degli altri, si chiama "mancosedda" o "destrina" in quanto viene suonato dalla mano destra. Ogni tubo ha incastrata un'ancia battente che viene elaborata sullo stesso cannellino, in modo che all'estremità resti ancora un pezzo del nodo del cannellino medesimo. Lo strumento si suona imboccando tutte e tre le ance contemporaneamente.
La tecnica della respirazione per suonare le launeddas merita un discorso a parte in quanto la nota grave del bordone non si deve mai interrompere. Questo implica da parte del suonatore una perfetta conoscenza del così detto "fiato continuo", tecnica del tutto particolare che consiste, in sintesi, nel riprendere fiato dal naso utilizzando, in quell'istante, l'aria tenuta di riserva nelle gote della bocca, gonfiate a forza. Questa operazione, di norma, avviene nell'ultimo quarto della battuta e deve risultare impercettibile all'ascoltatore. Il fiato continuo è senza dubbio una delle caratteristiche più suggestive della musica delle launeddas: intere sonate vengono straordinariamente eseguite senza interruzioni per tempi che, tradizionalmente, possono anche essere molto lunghi (si parla di ore).
Come in tanti altri tipi di strumenti musicali "storici", anche le launeddas, intese nel complesso delle tre canne, si dividono in una famiglia di vari tipi, che prendono nome a seconda della tonalità in cui sono tagliati. Questi tipi si chiamano "cunzertu" ("concerto") e a seconda del timbro, più chiaro o più cupo, vengono impiegati in occasioni diverse. Per questo i suonatori di launeddas se ne portano sempre dietro un'intera collezione, trasportandoli in un particolare astuccio a forma di tubo chiamato "straccàsciu". Gli strumenti principali si chiamano "fiorassiu", "mediana", "punt' 'e organu" (punto d'organo), "mediana a pipia", "fiuda", "simponia", "spinellu", "contrappuntu".
Sembra che nel corso di duemilacinquecento anni di esistenza le launeddas, pur variando in alcuni minimi particolari, non abbiano mutato le caratteristiche essenziali di costruzione, e il costume ha voluto che anche il nome restasse lo stesso delle origini, anche se i suonatori, tra loro, usano molto l'espressione "sonus de canna" che indica sia lo strumento che la musica con esso eseguita.
Si dice che esso fosse l'unico strumento conosciuto anticamente e per moltissimo tempo in tutta la sardegna, e che dopo questo primo fertile periodo ne fosse venuto meno, gradualmente, l'uso fino ad una totale scomparsa per poi "misteriosamente" ricomparire nel primo ventennio dell'800. Questo avveniva nell'intervallo di tempo in cui gli antichi oppressori lasciavano il potere ai nuovi, e il suo uso continuava fino a quando la libertà non veniva nuovamente soffocata.
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