NOTIZIARIO N. 18 | DICEMBRE 2007

2007: UN ANNO DI GRANDE IMPEGNO
2008: UN ANNO DI GRANDI SPERANZE 

Ora possiamo dirlo: il 2007 può certamente considerarsi l'anno più intenso e più ricco di eventi nella storia del Circolo "Maria Carta", un anno nel quale si è dato spazio all'impegno e alla voglia di dimostrare che anche un'associazione come la nostra, dove tutto è possibile solo grazie al lavoro volontario dei singoli, può fare cose importanti, in grado di coinvolgere la città di Bergamo e la sua provincia in un legame forte con la Sardegna, con le sue istituzioni, con la sua cultura, con la sua gente. Era necessario e anche giusto far così, trascurando magari qualche altro aspetto, dando però impulso a iniziative non solo simboliche ma anche rappresentative della cultura di Sardegna in un teatro diverso, capace tuttavia di accogliere e di accettare "l'altro" con interesse e simpatia.

Si è iniziato a gennaio con "Nottes de incantu", una serata indimenticabile tenutasi nella ex Sala Consiliare del Comune di Bergamo, nel corso della quale è stato presentato un CD con interpretazioni inedite di Maria Carta. Sono intervenuti il figlio di Maria, David Mancini, e il professor Luigi Cataldi, dell'Università Cattolica "Sacro Cuore" di Roma, entrambi amici carissimi del Circolo. Chi era presente ricorda ancora le emozioni fortissime vissute.

E' seguita quindi un'attività di viaggi e di incontri. A febbraio una delegazione del Circolo di Bergamo ha fatto visita al Circolo "Quattro mori" di Charleroi, una cittadina mineraria non lontana da Bruxelles. E' stata l'occasione per un confronto tra esperienze diverse di emigrazione, in una realtà di sofferenza come quella della vicina Marcinelle, dove rimane scolpita una delle pagine più terribili e dolorose della storia dell'emigrazione. A maggio una nutrita rappresentanza (la seconda in termini numerici: oltre 50 persone!) ha partecipato ad un viaggio in Sardegna organizzato dalla FASI in occasione del secondo centenario della nascita di Garibaldi ; un'esperienza importante che ha rinforzato i legami che il Circolo ha intessuto in tutti questi anni col mondo dei Circoli dei sardi in Italia.

Diversi gli appuntamenti conviviali, che hanno favorito l'incontro tra i soci, e le iniziative, come le riunioni che si tengono di mercoledì due volte al mese nei locali del Centro Sociale di Loreto messi a disposizione dal Comune e che consentono di socializzare e anche di imparare per chi ne ha desiderio i passi del ballo sardo.

ParticoLarmente intensa la seconda parte del 2007. Nel mese di ottobre, nella Sala Traini messa a disposizione dal Credito Bergamasco, lo scrittore e poeta Paolo Sanna, personaggio di spicco del mondo culturale sardo e per tantissimi anni inviato della Rai, ha presentato il volume di poesie "L'ombra dei minareti", in una atmosfera raccolta, ricca di sensazioni e di emozioni che solo la poesia può regalare.

A novembre è stata la volta di una rappresentazione teatrale in lingua sarda, "Sa scomuniga de Predi Antiogu", nella chiesa sconsacrata di San Sisto a Colognola ottenuta grazie alla disponibilità dell'Assessorato alla Cultura e della Settima Circoscrizione del Comune di Bergamo. Il regista e attore Ottavio Congiu, superbo interprete di quella che senza dubbio è una delle opere più rappresentative del teatro di Sardegna, insieme ad un sagrestano tuttofare come Goffredo Fois e alla dolcissima perpetua, Paola Grassi, ha regalato ad un pubblico attento e partecipe una serata unica e irripetibile, in una cornice nella quale l'artista di Ussana nei panni di Predi Antiogu ha giganteggiato raggiungendo livelli interpretativi di assoluto valore.

A dicembre quindi il gran finale, col convegno di storia della medicina, "Bergamo e la Sardegna: due 'isole' gemelle", organizzato in collaborazione con l'Associazione "Clemente Susini" di Cagliari, che ha riunito a Bergamo medici e studiosi provenienti dalla Sardegna e da altre parti d'Italia, e infine la Mostra delle cere anatomiche di Clemente Susini, esposte nel Museo Civico di Piazza Cittadella in Città Alta sino al 27 gennaio, un evento di valore europeo sicuramente tra i più interessanti e importanti negli ultimi anni a Bergamo, che sta riscuotendo un grandissimo successo di pubblico e di critica e che ha avuto l'apprezzamento del mondo culturale e sociale di Bergamo.

Un anno come si vede di grande impegno e di risultati molto lusinghieri. Non sono mancate ovviamente le sfasature e tante sono le cose da migliorare. Ma è la dimostrazione che il Circolo è vivo, che è grande la voglia di fare, che è possibile fare grandi cose, a cominciare da un progetto, che è ancora un sogno: una Fiera Internazionale della Sardegna in Bergamo. Sarà dura, ma ci proveremo, sapendo che niente è impossibile se ci si crede. Questo ovviamente non basta: per fare bisogna essere in tanti! Per questo il lavoro fatto in questo anno appena concluso deve rappresentare soprattutto un messaggio e un invito agli amici sardi e a tutti gli amici della Sardegna: venite!  Venite tutti a costruire cose belle, eventi piacevoli. C'è spazio per tutto, c'è posto per tutti. E' questo l'augurio insieme agli auguri a tutti i soci e alle loro famiglie di un sereno 2008: ritrovarci in tanti nello stesso impegno nel nome di una terra, la Sardegna, che è e resta una miniera di valori dalla quale attingere per essere presenti nel modo migliore in una città accogliente e bella come Bergamo.


BERGAMO E LA SARDEGNA: DUE "ISOLE" GEMELLE

Nelle giornate di sabato 1 e domenica 2 dicembre si è tenuto presso la sala Mosaico della Camera di Commercio in Bergamo il Convegno dal titolo: "Bergamo e la Sardegna: due "isole" gemelle Punti di incontro e analogie attraverso argomenti di storia della medicina". Il convegno ha rappresentato una delle manifestazioni più interessanti e ricche mai organizzate dal Circolo "Maria Carta". Una occasione di "esportazione di cultura" dalla Sardegna, una occasione unica e, chissà, forse irripetibile per qualche tempo a venire.

Dopo il saluto degli onorevoli Marcello Raimondi e Raimondo Ibba, in rappresentanza rispettivamente della Regione Lombardia e della Regione Sardegna, sabato primo dicembre, al mattino, si è tenuta la prima sessione, moderata dal dottor Emilio Pozzi, presidente dell'Ordine dei Medici di Bergamo, il quale aprendo i lavori ha sottolineato l'originalità e l'importanza di un convegno nel quale venivano messe in rilievo le analogie tra due comunità, quella bergamasca e quella sarda, storicamente molto legate tra loroI lavori sono iniziati con la relazione dal titolo Giuseppe Garibaldi nella storia della medicina del professor Ugo CarcassiIl professor Carcassi, già docente di Clinica Medica presso l'Università di Cagliari, oggi ultraottantenne e figura tra le più prestigiose dell'Ateneo Cagliaritano, ha ricordato Garibaldi nelle tappe più significative della sua vita soprattutto dal punto di vista medico, a cominciare dalla leggendaria ferita alla gamba sino ai disturbi che ne hanno caratterizzato gli ultimi anni nell'esilio di Caprera.

Ancora su Garibaldi verteva la relazione del dottor Ignazio Lai, dal titolo Efisio Marini medico cagliaritano e la pietrificazione del sangue di Garibaldi, a sottolineare la scelta degli organizzatori di ricordare il grande condottiero protagonista della storia d'Italia a duecento anni dalla nascita. Una scelta non casuale, visto che il nome di Garibaldi unisce indissolubilmente Bergamo, città dei Mille, e la Sardegna, isola dove Garibaldi venne eletto senatore e dove riposano le sue spoglie.

Il dottor Antonio Guaita, medico e studioso di Iglesias, ha parlato quindi di Bergamaschi nella miniera di Monteponi nella seconda metà dell'Ottocento, ricostruendo le vicende di tanti minatori che da Bergamo e dalla sua provincia si recavano a lavorare nelle miniere del Sulcis dove in tanti morirono a causa della malaria. Si è sottolineato il ruolo importantissimo della comunità bergamasca nello sviluppo economico dell'area mineraria dell'Iglesiente, rilevando come l'esperienza migratoria fosse già a quei tempi una realtà spesso dolorosa nella storia degli uomini.

Sempre sulla realtà delle miniere si è incentrata l'interessante relazione della dottoressa Ornella Becheroni, "Prugadoras" e "Taissine": donne al lavoro nelle miniere dell'Iglesiente e del Bergamasco dal 1860 al 1960, una rivisitazione toccante del ruolo femminile nella dura vita di miniera.

Riallacciandosi alle dure esperienze minerarie e ai fenomeni che interessano i mondi dell'emigrazione, il dottor Gavino Maieli, psichiatra sardo che opera da anni nella provincia di Bergamo, nella relazione Malattia mentale ed emigrazione ha sviluppato una riflessione a tratti emozionante sul rapporto esistente tra emigrazione e disturbi mentali, un rapporto fatto di sofferenza e di dolore sul quale è opportuno fermarsi a ragionare e a capire, dal momento che le conseguenze, spesso pesanti, si fanno sentire anche a distanza di molto tempo.

Il tema è stato poi ripreso da un profondo conoscitore della cultura bergamasca come il dottor Umberto Zanetti, che nella relazione Dal mito dell'uomo selvatico alla figura di Gioppino ha delineato un percorso nel quale ha collegato idealmente figure della tradizione popolare sarda, come i Mamuthones di Mamoiada, inconfondibili per la maschera "spaventosa", a personaggi della cultura popolare bergamasca come il Gioppino.

È stato quindi il professor Carcassi a riprendere la parola nella relazione Un dermatologo insigne: Pino Pinetti cagliaritano di Bergamo, un ricordo affettuoso e commosso di un docente universitario bergamasco, Pino Pinetti, che a Cagliari ha insegnato a lungo lasciando di sé una forte traccia.

Gli interventi della mattinata si sono conclusi con la relazione Le epidemie di peste in Sardegna del dottor Angelo Deplano, già primario radiologo dell'Ospedale Brotzu di Cagliari. Attraverso una serie di dati storici e di riflessioni, il dottor Deplano ha riferito sugli effetti delle epidemie di peste che hanno colpito la Sardegna, espressione locale di una calamità spaventosa che ha colpito l'Europa intera e che ancora oggi, a distanza di secoli, rimane incancellabile nella memoria degli uomini.

La prima parte del Convegno si è chiusa con un intenso dibattito che ha preso spunto dagli interventi dei relatori. In particolare è stato affrontato il problema dell'emigrazione, a partire dalle implicazioni, che sono mentali, umane, sentimentali, emotive, fatte di nostalgia e di rimpianti, di sogni e di speranze, che un fenomeno di sradicamento, di abbandono, di impatto spesso duro con realtà diverse, determina. Numerosi gli interventi, spesso appassionati, sentiti, partecipati, che hanno confermato quanto l'argomento venga sentito sia da chi lo ha vissuto in prima persona, come nel caso dei sardi di Bergamo, sia da chi, come gli ospiti venuti dalla Sardegna, lo ha vissuto da un 'altra posizione ma non per questo lo sente di meno. Temi sui quali tornare, sui quali confrontarsi per colmare quel distacco ancora oggi esistente tra i sardi dell'isola e i sardi fuori Sardegna che impedisce il raggiungimento di una completa identità.

Il pomeriggio di sabato si è aperto col saluto portato dagli ospiti presenti. Tra gli altri, il presidente della FASI Tonino Mulas, il quale ha sottolineato il ruolo importante dei Circoli dei sardi, che in tutto il mondo fanno uno sforzo enorme per far conoscere i valori e la ricchezza della cultura di Sardegna, e David Mancini, figlio di Maria Carta, ormai "adottato" dal Circolo di Bergamo intitolato alla madre, che ha portato il saluto della Fondazione Maria Carta di Siligo.

Il dottor Salvatore Murgia, medico pediatra ogliastrino, ha quindi parlato di don Salvatore Littarru, Un amico sardo di Papa Roncalli, riferendo, attraverso foto e documenti rari, alcune vicende inedite della vita del grande papa bergamasco e della sua quarantennale amicizia con questo prete di Desulo.

È stato quindi proiettato un filmato con una interpretazione struggente dell'Ave Maria in sardo di Maria Carta e dei Tazenda con Andrea Parodi. E' inutile dire della commozione fortissima che ha attanagliato i presenti, in un vortice di sensazioni e di sentimenti che resteranno a lungo nel cuore di chi c'era.

Sulla scia di questa emozione, si è aperta la sessione magistrale del convegno, moderata dal dottor Giorgio Severgnini, medico internista dell'Azienda Ospedaliera Bolognini di Seriate, che ha introdotto l'intervento più atteso della giornata, la relazione, una vera e propria lezione, del professor Alessandro Riva su Le cere anatomiche del Susini dell'Università di Cagliari. Il professor Riva, in un excursus storico e scientifico di alto livello, ha illustrato il valore delle cere anatomiche di Clemente Susini, ripercorrendone la storia e descrivendone le caratteristiche e il valore non solo scientifico ma anche artistico.

Il giornalista Rai Paolo Sanna, già ospite del Circolo "Maria Carta" nella sua qualità di scrittore e di poeta, nella relazione Le cere del Susini, o della Sardegna che esporta cultura, ha sottolineato il grande significato culturale del convegno e della mostra delle cere del Susini a Bergamo, indicando proprio in manifestazioni come queste il percorso che è necessario seguire non solo per far conoscere fuori della Sardegna un patrimonio culturale di notevole valore, ma soprattutto per mostrare la parte più ricca e interessante di una terra che deve uscire da un isolamento secolare e dai luoghi comuni che ne hanno nascosto per troppo tempo il volto più vero.

I lavori della giornata sono stati chiusi dalla relazione del professor monsignor Daniele Rota, docente dell'Università Statale di Milano, dal titolo Memorando contagio. La grande pestilenza del Seicento descritta dal bergamasco Lorenzo Ghirardelli e ripresa dal Manzoni nel capitolo XXXIII de "I Promessi Sposi". Con un linguaggio dotto e un intervento articolato, sono state ripercorse le vicende della peste raccontate nel grande romanzo di Alessandro Manzoni e le implicazioni che una tale calamità ha avuto nella vita umana e spirituale del tempo.

La domenica del due dicembre si è svolta la seconda sessione del convegno, moderata dal dottor Raimondo Ibba, presidente dell'Ordine dei Medici di Cagliari. Il dottor Ibba ha introdotto i lavori parlando del ruolo del medico, vedendo in esso non solo l'elemento chiave di un percorso clinico, ma anche una figura di riferimento nella storia e nella memoria di una comunità, dal momento che ripercorrendo i sentieri della storia della medicina è possibile ricostruire i momenti più significativi della vita degli uomini.

Nella prima relazione, Rammentiamo gli avi pensando ai figli - Excursus su usi linguistici e tradizioni sulle orme di Antonio Tiraboschi, la dottoressa Giusy Gregorio, pediatra e studiosa di storia della medicina e della medicina popolare in Sardegna, seguendo le tracce dell'antropologo bergamasco Antonio Tiraboschi ha delineato un collegamento ideale tra vecchie e nuove generazioni attraverso lingua e tradizione.

Proseguendo in tale percorso, il professor Luigi Cataldi, pediatra, docente dell'Università Cattolica "Sacro Cuore" di Roma, nella relazione Salute e malattia nei proverbi bergamaschi, ha evidenziato come anche nei detti della saggezza popolare siano numerosi i riferimenti alla salute, con osservazioni pertinenti della quotidianità che mostrano la particolare attenzione dell'uomo verso la malattia.

Il dottor Salvatore Corea, psichiatra bergamasco con nonno algherese, nella relazione Il disturbo mentale nelle valli bergamasche ha ricostruito le radici storiche e geografiche di una condizione patologica che nelle valli di Bergamo mostra caratteristiche specifiche dovute ad un secolare isolamento e alla consanguineità nei matrimoni, fattori che hanno favorito lo svilupparsi nel tempo di forme tipiche di disturbo mentale tuttora molto diffuse.

È stata quindi la volta della dottoressa Erica Demuru, la vera sorpresa del convegno. Giovanissima laureanda in lettere presso l'Università di Torino, figlia di emigrati originari di Cuglieri e quindi espressione vera dei sardi nel mondo di seconda generazione attraverso i quali si stanno conservando e sviluppando i semi più belli della sardità, nella relazione S'accabadora: eutanasia ante litteram in Sardegna ha riferito in modo avvincente su una figura, "s'accabadora", ovvero "colei che pone fine", sulla quale si è aperto in Sardegna un intenso dibattito e una proficua ricerca sul senso della vita e della morte in una cultura antichissima come quella sarda.

Il dottor Salvatore Murgia ha quindi parlato di Bambini e malattie nell'età giolittiana, riferendo delle condizioni sanitarie dell'età infantile in tempi ormai lontani, quando la mortalità infantile costituiva un dato angosciante. Il confronto con i nostri tempi evidenzia i progressi fatti dall'umanità sulla via del benessere e del diritto alla salute.

Sulla stessa linea di ricerca si è sviluppata la relazione su Situazione igienico-sanitaria nei paesi dell'area del Monte Arci tra il XVIII e il XIX secolo, della dottoressa Luciana Carreras, che ha illustrato le condizioni igienico-sanitarie in un'area tra le più belle dell'interno della Sardegna quando i segni della modernità erano tutti da venire e le aspettative di vita erano molto basse, sia in termini di durata che di qualità.

Con la relazione Storia della vaccinazione antivaiolosa in Sardegna, dai primi tentativi prejenneriani a Giovanni Falconi del dottor Enrico Fanni, medico cagliaritano segretario dell'Associazione "Clemente Susini" per lo studio della storia della medicina in Sardegna, si sono quindi potuti conoscere alcuni importanti passaggi, come l'introduzione delle vaccinazioni di massa, che hanno permesso nel tempo di debellare malattie terribili come il vaiolo, e di aumentare la durata media della vita.

Il convegno si è chiuso con la relazione del dottor Angelo Deplano Particolari poco noti della vita di Garibaldi - I quattro arresti, omaggio conclusivo ad uno dei personaggi più amati della storia d'Italia.


LA BELLEZZA MISTERIOSA DELLE CERE DEL SUSINI

In concomitanza con il convegno, è stata inaugurata la mostra "Anatomia e arte nei modelli di Clemente Susini dell'Università di Cagliari", allestita presso il Museo Civico di Scienze Naturali "E. Caffi" in Piazza Cittadella. Si tratta dell'esposizione più ampia mai realizzata fuori Sardegna delle cere anatomiche eseguite a Firenze da Clemente Susini (1754-1814) tra il 1803 e il 1805 su dissezioni dell'anatomico sardo Francesco Antonio Boi (1767-1855).

Le cere anatomiche di Clemente Susini sono riproduzioni in cera colorata di parti del corpo umano maschile e femminile, e costituiscono dei veri e propri capolavori di arte figurativa.

A Bergamo sono stati portati sette tra i modelli più belli e preziosi, che rappresentano un patrimonio di inestimabile valore non solo per l'Ateneo Cagliaritano, ma per la storia della scienza e dell'arte nel mondo intero. L'evento, unico nel suo genere, è stato promosso e interamente finanziato dal Circolo Culturale Sardo "Maria Carta" come dono alla città di Bergamo, che lo ha accolto con un interesse e un entusiasmo forse insperati, a conferma della validità della scelta. Il professor Alessandro Riva, curatore del museo di Cagliari dove le cere sono conservate, è l'autore dello splendido volume "Cere. Le anatomie di Clemente Susini dell'Università di Cagliari", edito da Ilisso, in vendita presso il museo e nella sede del Circolo.

Da sottolineare l'importante ruolo svolto dal Museo Civico di Scienze Naturali e dal suo direttore, il dottor Marco Valle, che hanno curato l'allestimento e hanno reso possibile la realizzazione dell'evento in una sede prestigiosa. Bergamo ha così il privilegio di essere la prima città italiana ad ospitare un numero così elevato di esemplari di queste cere, solitamente gelosamente custodite a Cagliari. Proprio in considerazione del successo straordinario riscontrato, la chiusura della mostra, inizialmente prevista per il 6 gennaio, è stata prorogata sino al 27 gennaio 2008.

Si è trattato di una scommessa vinta. Il Circolo "Maria Carta" ha voluto uscire dalle solite cose dette e ridette, il bel mare, i nuraghi, gli itinerari turistici e il "porceddu" che tutti conoscono, presentando aspetti della storia e della cultura dei sardi che sono poco noti ai più ma che ben fanno comprendere come la bellezza e la ricchezza della Sardegna non si fermino agli stupendi paesaggi.

Non sono peraltro da sottovalutare altri aspetti, come l'incontro ricco di promesse tra gli Ordini dei Medici di Cagliari e di Bergamo e gli apprezzamenti ottenuti, oltre che dalle istituzioni della Sardegna, dalle istituzioni lombarde e bergamasche più rappresentative: la Regione Lombardia, il Comune e la Provincia di Bergamo, la Curia Vescovile e l'Università, gli Ospedali Riuniti, l'Azienda Ospedaliera Bolognini di Seriate, il Ducato di Piazza Pontida, il Credito Bergamasco e la Banca Popolare di Bergamo. Grande il ritorno di immagine, con i mezzi di informazione che hanno dato risalto a tali iniziative. Si è costruita così una rete di relazioni che consente al Circolo "Maria Carta" di essere componente non più marginale della vita della città, proponendosi come realtà viva e vitale disponibile a fare la sua parte per Bergamo e con Bergamo.

Determinante il contributo degli Sponsor: AUTOFORESTI, DAU Design Arredamenti Ufficio, LUCE IN e in particolare BRUAL Fashion, il Main Sponsor dell'iniziativa.

La mostra delle cere del Susini resterà aperta sino al 27 gennaio 2008







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