SIAMO TUTTI CLANDESTINI
Con l'estate ormai avviata e le vacanze che attendono soltanto di essere vissute, anche l'attività del Circolo "Maria Carta" di Bergamo è entrata in una fase di pausa. Una fase che però non è soltanto di riposo, ma è anche di riflessione, di nuova progettazione, per preparare al meglio le iniziative che caratterizzeranno il prossimo autunno.
La prima parte dell'anno se n'è andata nel completamento dello sforzo che nel 2007 ci ha visti protagonisti di iniziative che sono andate ben al di là della semplice vita sociale ed hanno coinvolto, con il Convegno di Storia della medicina e con la Mostra delle Cere anatomiche del Susini, la comunità bergamasca andando anche oltre i confini della città. Ha fatto seguito il rinnovo degli organismi dirigenti e l'elaborazione di nuovi e più articolati contenuti, che dovranno ancor più motivare e specificare l'impegno per il quale opera una associazione come lo è un Circolo Culturale Sardo fuori dalla Sardegna.
Il dibattito aperto durante la conferenza internazionale dell'emigrazione di fine aprile a Cagliari ha offerto numerosi spunti per cercare di capire quale può essere il ruolo di organizzazioni che non hanno pari in nessun'altra comunità, non soltanto nell'ambito delle regioni italiane, ma neppure nelle diverse etnie sparse per il mondo. Certamente il ruolo non è più quello che spingeva negli anni sessanta i sardi migranti ad organizzarsi in associazioni per creare dei punti di riferimento per chi, con sforzi che dovevano essere terribili a sentire i racconti di chi c'era, cercava in terre spesso ostili e chiuse per lingua e consuetudini di disegnare un futuro più dignitoso.
Quei racconti costituiscono la fonte prima di una memoria storica alla quale sarebbe utile ritornare oggi che, se le cose vanno meglio perché quelle generazioni col loro sacrificio e col loro lavoro hanno costruito ben altre condizioni e ben altre possibilità, non si può certo dire che siano state risolte le contraddizioni e le insolvenze di una terra che continua a produrre emigrati, oggi spesso capaci e richiesti più per le loro intelligenze che per l'abilità delle loro mani.
Intendiamoci: allontanarsi dalla Sardegna e viverne fuori per un certo tempo non può essere che utile. Sia per la persona che va e che può misurarsi con altre culture, avendo in tal modo la possibilità di crescere sotto molti punti di vista, da quello sociale, a quello economico, a quello psicologico. Sia per la comunità d'origine, proprio per quel senso di appartenenza che ci caratterizza e che, nel bene e nel male, ci identifica come sardi. Perché proprio il confronto e l'incontro con altre culture sta alla base di un riconoscimento della propria identità e di un'esistenza possibile in quanto figli ed espressione di una cultura millenaria. Esistenza che può finalmente essere vissuta con la dignità e la fierezza di chi può camminare a testa alta.
Queste riflessioni non possono non collegarsi alle paure alimentate ad arte nei confronti "de cussa povera zente", direbbero le nostre madri, di quei tanti disgraziati che fuggono dalla disperazione della loro terra per incontrare spesso una disperazione più grande. Quando ci assale il terrore di questi "nuovi barbari" che dicono stiano invadendoci (una volta ad invaderci erano i marziani, ma poi abbiamo scoperto che quella era fantascienza), dovremmo pensare ai bambini che muoiono nei barconi e vengono gettati in mare, dei quali dovremmo aver paura. E, per similitudine, ai "barconi" della Tirrenia che negli anni hanno trasportato migliaia di sardi lontano dalla loro terra. Come i "clandestini" di oggi.
Alla luce di questo assume un grandissimo significato simbolico il Premio Maria Carta assegnato al Circolo di Charleroi in Belgio, dove conoscono bene il senso della discriminazione e della emarginazione, e ad Enea Cabra, che col suo amore per la Sardegna condivide in profondità i valori della solidarietà e della fratellanza, ed al quale va un fortissimo abbraccio. Sempre per questo motivo, ragionando, e non solo col cuore, sarebbe un atto di grande civiltà dire al mondo, con orgoglio e senza vergogna: siamo tutti clandestini.
Il Presidente Gavino Maieli
LA SESTA EDIZIONE DEL PREMIO MARIA CARTA IL 10 AGOSTO A SILIGO
IL CIRCOLO DI CHARLEROI PREMIATO A SILIGO
Tra i riconoscimenti assegnati dal Comitato Scientifico del Premio Maria Carta, quello riservato al mondo dell'emigrazione è stato attribuito quest'anno al Circolo "Quattro Mori" di Charleroi, in Belgio. Si tratta di uno dei Circoli più attivi nella realtà delle associazioni di sardi nel mondo, un Circolo che opera in un'area mineraria dove sono state scritte pagine tra le più dure e dolorose nella storia dell'emigrazione, basti pensare alla tragedia del 1956 nella vicina Marcinelle, nella quale morirono 262 minatori.
Anima e cuore del Circolo per anni è stata Anna Maria Sechi Soggia, che col suo impegno ha portato al centro delle riflessioni non solo i problemi dell'emigrazione ma anche quelli legati alla talassemia, un impegno straordinario nel ricordo della figlia Lucia. Splendida la mostra fotografica sull'emigrazione messa insieme dal Circolo negli anni. La mostra sarà ospitata a Siligo in occasione del Premio Maria Carta.
Col Circolo di Charleroi e con Anna Maria Sechi Soggia, il Circolo Maria Carta di Bergamo ha rapporti di grande e fraterna amicizia. È ancora vivo il ricordo della visita effettuata lo scorso anno a Charleroi da una delegazione di Bergamo. Ci si augura di poter ricambiare presto la squisita ospitalità degli amici sardi del Belgio.
A ENEA CABRA IL PREMIO MARIA CARTA
Anche Bergamo sarà presente al Premio Maria Carta, e lo sarà con una delle figure più care del Circolo di Bergamo intitolato alla grande cantante di Siligo. A Enea Cabra, amico carissimo e socio della nostra associazione, è stato infatti assegnato un riconoscimento per la sua attenzione verso la cultura di Sardegna.
Di lui ha scritto, lo scorso anno, lo storico Manlio Brigaglia su "La Nuova Sardegna", il quotidiano di Sassari:
"Storia di Enea. Si chiama Enea, non ricordo il cognome. È un ragazzo di una trentina d'anni, nato a Bergamo da genitori bergamaschi. Etnicamente, un padano che più padano non si può. Enea è venuto in Sardegna un paio di settimane fa con quattrocentocinquanta sardi che abitano tra Piemonte e Lombardia. Il viaggio, organizzato dalla F.A.S.I. (che è la Federazione delle Associazioni dei Sardi in Italia) e guidato dal suo presidente Tonino Mulas, li ha portati per qualche giorno sul golfo di Alghero, in un grande albergo-villaggio turistico. La sera prima della partenza, spettacolino nell'anfiteatro, con danze del gruppo di Villanova Monteleone. Nell'intervallo hanno chiamato Enea a parlare. Enea è cieco dalla nascita. Della Sardegna sa tutto. Credo che soltanto un sardo su mille sappia quello che sa lui. E parla il sardo con una pronuncia migliore di quella di tanti supersardofoni. Sa tutta la letteratura, canta tutte le canzoni, sa decine di "gosos", suona l'organetto a bottoni. Perché? Nulla, perché si è innamorato della Sardegna. Da anni studia, ascolta, intuisce e ricorda. Se andasse per le nostre scuole a raccontare quello che sa e a far vedere che razza di amore è questo suo, forse non ci sarebbe neppure bisogno di cercare una LSC. Che sarebbe la Limba Sarda Comuna. Ma ha una sigla che sembra un allucinogeno".
Ecco. Se ci fosse bisogno di una motivazione per giustificare il Premio assegnato ad Enea, le parole del professor Brigaglia offrono una ragione piena e grande. L'amore di Enea per la Sardegna è nelle sue scelte, nei suoi comportamenti, nella sua voce che "vede" e va oltre anche l'amore di molti sardi che sono sardi soltanto a parole. Basta infatti ascoltarlo mentre canta alcuni dei brani più belli ed intensi della tradizione popolare sarda, da "Nanneddu meu" a "Ninna nanna de Anton Istene", per capire che quel modo di cantare è espressione di un sentire profondo, di un legame che si è formato attraverso sentieri misteriosi, fatti di suoni e di versi che non si possono spiegare se non con le magie di una terra che da sempre si nutre e nutre di misteri.
Uno dei momenti più struggenti è stato alcuni anni fa, quando Enea si esibì insieme ad Andrea Parodi sul palco di Piazza Vecchia. Li vediamo insieme nella foto in alto. Fu una serata impossibile da dimenticare. C'era nell'aria una marea di emozioni che entrava nella pelle, nelle carni di chi della Sardegna conosce le vibrazioni e le viscere più profonde. Emozioni che è possibile rivivere tutte le volte che Enea dà voce alla sua tastiera e intona canti che ci riportano con l'anima a ricercare i nodi di una sardità da vivere guardando verso un domani aperto al mondo. Ora, questo riconoscimento meritatissimo a Siligo. Dove, c'è da giurarci, Enea sarà accolto come uno di casa. Come un figlio che ritorna dai segreti del mistero.
A CAGLIARI PER LA VISITA DEL PAPA
Sono trascorsi cento anni da quando, vescovo era monsignor Pietro Balestri, la Madonna di Bonaria venne nominata Patrona Massima della Sardegna. Per concludere le celebrazioni del primo centenario della proclamazione, il prossimo 7 settembre il Papa Benedetto XVI sarà a Cagliari.
Benedetto XVI arriverà all'aeroporto di Elmas intorno alle 9 del mattino, per raggiungere, subito dopo l'incontro con le autorità civili, la basilica di Bonaria, nel cui sagrato celebrerà la messa del centenario. Sarà questa la terza occasione in cui un Pontefice toccherà il suolo sardo. Per la terza volta in 38 anni infatti un papa sarà in Sardegna e, ancora una volta, il santuario di N.S. di Bonaria sarà il centro dell'isola cristiana. Come il 24 aprile 1970, quando Paolo VI trascorse un'intera giornata a Cagliari per solennizzare il sesto centenario del miracoloso approdo, nelle acque del Golfo degli Angeli, del simulacro della Madonna venuta dal mare. E come il 20 ottobre 1985, terzo giorno della visita pastorale di Giovanni Paolo II in Sardegna, a conclusione di un pellegrinaggio in terra sarda che portò papa Wojtyla anche a Iglesias, Oristano, Nuoro e Sassari.
In occasione della visita del papa il Circolo "Maria Carta" di Bergamo organizza per il prossimo 7 settembre un viaggio a Cagliari. Chi fosse interessato può ottenere informazioni presso la sede del Circolo negli abituali orari di apertura.
UN NOME NUOVO PER UN GIORNALE NUOVO
Come già comunicato nei numeri precedenti, il Consiglio Direttivo ha deciso di dare al notiziario una nuova veste. Questa decisione è nata dalla necessità di poter contare su uno strumento che favorisca un rapporto più stretto e più diretto con i soci, uno strumento non soltanto di comunicazione e di informazione sulle attività sociali, ma anche di dialogo e di confronto con i soci che si ritiene debbano avere un ruolo più attivo, in termini di proposte e di critiche, nella vita del Circolo.
Per questo si è ritenuto giusto che lo stesso nome del nuovo giornale debba nascere dai suggerimenti dei soci. Invitiamo pertanto tutti a proporre un nome che riesca a rappresentare lo spirito nuovo del giornale e soprattutto lo spirito per il quale opera la nostra associazione. Tra tutti i nomi pervenuti, i soci verranno chiamati a scegliere il più adatto. Aspettiamo quindi le vostre indicazioni.
Sono aperte le iscrizioni per il 2008 VI ASPETTIAMO IN TANTI!
Digital Archive Project
Contenuti digitalizzati a Febbraio 2026 da STUDIO C | CREATIVE DESIGN STUDIO