Il Circolo Culturale Sardo "Maria Carta"
FESTEGGIA IL
10° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE
Domenica 19 Settembre 2010 ore 15.00
SPAZIO POLARESCO | Via Polaresco 15, Bergamo
UN ANNIVERSARIO PROIETTATO AL FUTURO
Nell’approssimarsi (19 settembre p.v.) delle
manifestazioni celebrative del X° anniversario
della fondazione del Circolo Culturale Sardo di
Bergamo (in un primo tempo intitolato a
“S’Aligusta” e dopo pochi anni, più propriamente,
a “Maria Carta”, l’artista di Siligo più famosa tra
gli interpreti nella storia del canto folkloristico
sardo) il Consiglio Direttivo ha ritenuto di segnare
- con un programma incentrato sia sul piano
culturale che su quello spettacolare – una tappa
significativa della sua esistenza.
Dal periodo iniziale, dedicato alla chiamata a
raccolta delle centinaia di persone e famiglie
provenienti, in tempi diversi, dalla Sardegna, a
quello impiegato per stabilire rapporti di
collegamento con l’ambiente locale al fine di dare
più appropriato significato al contributo che quelle
persone e famiglie hanno dato, danno ancora e
forniranno anche per l’avvenire, alla vita sociale
della gente insediata nel territorio bergamasco,
varie e multiformi sono state le iniziative e
manifestazioni organizzate in proprio o
appoggiate dal Circolo nel decennio in questione.
Non è il caso di rievocarle particolareggiatamente,
ma solo ricordare come dalla gestione poco più
che quadriennale della presidenza di Mario
Pomesano, caratterizzata, prima dell’avvenuto
riconoscimento ufficiale del Circolo da parte della
Regione Sarda, da spunti suggeriti dagli stessi
associati e realizzabili con i modesti mezzi
finanziari messi a disposizione localmente, si è
passati, durante la gestione di Gavino Maieli, a
programmi concordati con la Fasi, la Federazione
delle Associazioni Sarde in Italia, o addirittura
con istituzioni a respiro nazionale potendo così
contare su più larghi interventi contributivi
esterni.
Adesso che, in tempo di “vacche magre”, si sono
ridotte le disponibilità finanziarie pubbliche e
private, gli amministratori del Circolo vogliono
dar vita ad una miscellanea programmatica che si
richiama a tematiche già in passato praticate con
successo (come la manifestazione del 2003 con la prima edizione lombarda di “Sa Die de sa
Sardigna”; quella musical-canora del 2004, a dieci
anni dalla scomparsa di Maria Carta; quella del
2007 con il convegno sulla medicina ed il
supporto delle “cere anatomiche della fondazione
Susini” di Cagliari e quella del convegno 2009
sulle esperienze delle donne emigranti).
Questo taglio vuole quindi, da un lato,
compendiare dieci anni di attività nell’ambito
provinciale, collegata peraltro con quelle di
organismi amici quali, sul piano locale, Comune
di Bergamo, Provincia di Bergamo, Camera di
Commercio, Ducato di Piazza Pontida,
Associazione Alpini e, sul piano extra provinciale,
Regione Lombardia, Regione Sardegna,
Università di Cagliari, Ordini Professionali,
complessi Folkloristici di varia estrazione, e,
dall’altro lato, sottolineare ai soci come la strada
compiuta abbia richiesto uno sforzo organizzativo
ed un impegno che altri soggetti saranno chiamati
a compiere in avvenire.
Ci aspetta, l’anno venturo, il rinnovo delle cariche
sociali che, secondo le norme statutarie, dovranno
richiedere certi avvicendamenti. Il che significa
che anche le generazioni future verranno chiamate
a rispondere ad un quesito fondamentale sul
significato della solidarietà nell’ambito della
popolazione proveniente, in campi diversi,
dall’isola a noi cara, solidarietà che finora ha dato
alcuni positivi risultati, ma che a volte pare si stia
affievolendo forse nella consapevolezza che la
cosiddetta globalizzazione tende a miscelare genti
e generazioni in un amalgama di cui non si riesce
a vedere con precisione le connotazioni future.
Comunque godiamoci per ora il momento
presente e cerchiamo di trovare spazi sempre più
ampi e cordiali di amicizia e di compattezza, che
sono alla base di un positivo approccio alla
soluzione dei problemi del domani.
La Presidenza
Gli uffici di segreteria del Circolo Culturale Sardo Maria Carta di Bergamo sono a
disposizione dei Soci e dei Sardi negli orari di apertura della sede: mercoledì e venerdì dalle 17.00 alle 19.00 e sabato dalle 18.00 alle 20.00.
Si rammenta ai Soci che non l’avessero ancora fatto, il rinnovo dell’adesione al Circolo per il 2010. È
una scadenza importante per dimostrare che quello che viene programmato (solo ed esclusivamente
da volontari) sia condiviso da tutti. In allegato troverete il bollettino postale, oppure tramite bonifico
presso il Credito Bergamasco di via Moroni 314 Bergamo Cod. Iban: IT14Y03336 11149000000029277 | Causale: adesione al Circolo anno 2010
Continuazione dell’articolo “Gonnosfanadiga: Un bombardamento dimenticato” (da Storia del Novecento)
Nella linea del rettifilo le prime bombe furono
sganciate circa 20 metri a ovest delle Scuole
Elementari, contigue alla Chiesa del Sacro Cuore,
molti altri ordigni rimasero inesplosi. Convinti di aver
colpito il campo di aviazione di Villacidro, i
bombardieri americani proseguirono quindi verso la
base di Decimomannu (obiettivo secondario della
missione) dove riuscirono a distruggere alcuni aerei
parcheggiati sulla pista di quell’aeroporto. Alla fine di
quella terribile incursione si contarono 118 morti (83
civili, 35 militari) e 330 feriti, nella maggior parte
civili orrendamente mutilati dalle schegge delle bombe
a frammentazione. Il bollettino di guerra n° 999 del
Comando Supremo delle Forze Armate Italiane,
diffuso dalla Radio il 18 febbraio 1943, riportò:
Bombardieri americani hanno lanciato bombe
dirompenti e incendiarie su Cagliari, Quartu
Sant’Elena, Gonnosfanadiga, causando gravi danni ad
abitazioni civili e vittime tra la popolazione. In
proporzione al numero di abitanti in nessun altro luogo
dell’ isola un solo bombardamento riuscì a fare un così
elevato numero di vittime, tanto che, alcuni giorni
dopo, il Principe di Savoia visitò il paese per
testimoniare il proprio cordoglio e quello del sovrano.
E tanta fu la rabbia e lo stupore che ancora oggi molti
si chiedono il perché di tanta furia gratuita contro un
obiettivo civile e comunque di così scarsa importanza
militare.
Le testimonianze dei sopravvissuti
Monsignor Severino Tommasi, nel 1943, era parroco
di Gonnosfanadiga. Egli visse in prima persona il
bombardamento, lo strazio del terribile eccidio, lo
sconforto dei parenti rimasti miracolosamente vivi. Più
tardi riportò nel diario il tragico pomeriggio del 17
febbraio 1943 :
“…pochi interminabili minuti di un fragoroso ronzio di
aerei che proveniva dall’alto, lontano, di frastuono di
bombe seminatrici di morte… poi il sangue, i lamenti
dei feriti, la disperazione, la conta delle vittime, il
pianto dei parenti, amici, vicini”.
“…fu colpita la moglie del fu Antioco Putzolu dove
furono uccise - ridotte in brandelli - le due figliole
Putzolu Curreri Giovanna di anni 21 e Annita di anni
18, assieme a Urraci Gina di anni 25 ed un bambino di
anni 5 Sedda Ilario. Questi due ultimi provenivano da
una casa contigua, dove si era festeggiato in quella
mattina lo sposalizio di Saiu Antonio con Urraci
Tomasina. Gli sposi erano partiti poco prima in
viaggio di nozze; e Gina, sorella della sposa, era
venuta insieme con il piccolo Ilario a prendersi un
momento di svago in casa delle Putzolu; ove trovò la
morte insieme con loro. Gli avanzi del bambino
poterono essere raccolti dalla madre entro un
tovagliolo, e, insieme con la testa e con una gamba
rimaste intere, essere portati dal padre al Campo
Santo”.
“…Ad un altro nipotino Mallica Giovanni di anni 3 fu
nettamente asportata la mano sinistra. Fu subito
fasciato quasi senza che egli si rendesse conto
dell’accaduto. Ma poi, un po’ sorpreso di essere senza
mano e stringendo con la destra il moncherino
dell’altro braccio, si presentò tutto calmo dalla nonna e
così le disse: ”nonna, guarda che cosa mi hanno fatto
quegli spari”. Fu cercata la mano e per il momento non
fu trovata. Ma, alla tarda sera, il gatto che l’aveva
trovata, forse sui tetti, venne a deporla, quasi compreso
di una somma riverenza e pietà, presso i familiari del
ferito”.
Da L’UNIONE SARDA di venerdì 26 aprile 2002
Gonnosfanadiga – il comune rifiuta il bronzo in
memoria della strage compiuta dagli aerei alleati.
“Offesi dalla medaglia di Ciampi”. Il sindaco Franco
Porta: “I morti sotto le bombe meritano l’oro. Il
riconoscimento ci fa piacere. Ma la medaglia di bronzo
è un offesa per i morti e il paese”. Il sindaco Franco
Porta ringrazia il presidente Ciampi che, in occasione
del 25 aprile ha destinato a Gonnosfanadiga una delle
otto medaglie al merito civile in ricordo del violento
bombardamento angloamericano che provocò 118
morti e 330 feriti (tra cui decine di mutilati), ma
contesta il tipo di medaglia assegnata. “ Quando il
prefetto - afferma il sindaco - mi ha consegnato la
medaglia di bronzo gli ho anticipato che il consiglio
comunale chiederà un supplemento di inchiesta. Per
quanto è accaduto il 17 febbraio del ’43 alla
popolazione deve essere riconosciuta la medaglia
d’oro." "Gonnosfanadiga è il paese, considerato il
numero degli abitanti di allora, che ha avuto più
vittime tra i civili” sostiene Mario Zurru, consigliere di
minoranza.
Da L’Unione Sarda del 10 maggio 2002
Un’intervista a Marco Coni, autore insieme a
Francesco Serra, del libro “La Portaerei del
Mediterraneo”, edizioni Della Torre, Cagliari 1982:
"Avvocato Coni, fu un errore umano o un eccidio
voluto?"
"Un errore. Erano due squadre aeree, una
aveva come obiettivo Decimomannu, l’altra
l’aeroporto di Villacidro. Villacidro era coperto di
nuvole e non l’hanno trovato. Questa gente aveva
fretta di tornarsene a casa e quindi di mollare le bombe
il più presto possibile. Questo avveniva in tutti gli
eserciti del mondo, in tutte le azioni di guerra. Dicono
di aver colpito delle “barraks”, che in americano vuol
dire caserme. Hanno visto qualche apprestamento
militare, hanno mollato le bombe e se ne sono andati… "
"È possibile che qualcuno abbia tentato di nascondere
questa vicenda?"
"No, non c’era nessuna ragione. In
genere gli americani quando fanno di questi errori lo
dicono. C’è una favoletta che veleggia su questa
faccenda......."
Continua....
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