La celebrazione del decennale di attività del
nostro Circolo, avvenuta domenica 19 settembre
u.s. nei locali del cittadino centro Polaresco, ha
segnato una tappa importante della vita del
Circolo medesimo, ricevendo una favorevole
evidenza nella stampa e nei “media” locali.
Come si accennava nell’editoriale del precedente Notiziario, la continuità dell’impegno
associativo, finora assicurato da un volenteroso
Consiglio Direttivo, chiama peraltro in causa
nuove energie, senso di responsabilità ed un
adeguato entusiasmo da parte soprattutto delle
classi giovanili dei nostri iscritti.
Per suscitare infatti l’interesse di quello che
potrebbe essere il cosiddetto ricambio fisiologico
generazionale degli associati non si può
prescindere dalla migliore conoscenza dei gusti,
delle aspirazioni, delle aspettative dei potenziali
iscritti del domani.
È risaputo che nell’ambito degli organismi
associativi si preferisce lasciare agli elementi già
“collaudati” lo svolgimento delle attività
istituzionali e promozionali. Ma è anche vero che
la lunga militanza non costituisce di per sé un
elisir di lunga vita e che l’esperienza degli adulti
deve accompagnarsi all’apprendistato dei rincalzi
che saranno gli adulti del domani.
Ecco perché ci sembra il caso, avvicinandosi il
rinnovo triennale delle cariche sociali del Circolo,
di sollecitare la chiamata in causa di quelli che
finora hanno preferito restare da parte, limitandosi
agli incoraggiamenti, ai consensi assembleari, a
qualche stiracchiato consiglio (a volte a qualche
critica disimpegnata).
Altrimenti si corre il rischio di avviare il nostro
Circolo, appena decenne, ad un anticipato
tramonto, come se si ritenesse l’esperienza
associativa non meritevole di concreti appoggi.
Ciascuno di noi che finora è andato avanti dando
vita ad iniziative, incontri, contatti con le
rappresentanze sociali pubbliche e private, è
consapevole che “non l’ha ordinato il medico che
debba esistere il nostro Circolo" e che quindi se
ne possa fare benissimo a meno, come è avvenuto
per lunghi anni prima del primo vagito (espresso
nel novembre dell’anno 2000 per iniziativa dei
soci fondatori).
L’adesione nel giro di pochi anni di circa 300
associati sembrava allora preludere ad un
cammino in ascesa, che si è invece fermato.
Si può pensare che siano stati commessi errori (personalismi, emulazione, invidie) ma la causa
principale è stata sicuramente il disimpegno di
coloro che hanno in un primo tempo plaudito
all’iniziativa ma poi si sono ritratti comodamente
accampando la scusa del "non aver tempo
disponibile" per rimboccarsi le maniche, tradendo
le aspettative di coloro che viceversa si
spendevano per dare una voce alla gente (sarda e
non sarda), che ci avevano creduto ed ai
collaboratori (privati e pubblici) che ci avevano
dato retta.
L’anno volge al termine, e sicuramente ne
festeggeremo la conclusione, come la tradizione
richiede, ma nei primi mesi del prossimo anno
occorrerà che quanti dei nostri soci sono rimasti alla finestra facciano un pensierino
alla da noi auspicata autocandidatura per le
cariche associative del Circolo per il triennio
2011/2013.
Altrimenti vorrà dire che il sogno (o il desiderio)
di chi, amando la Sardegna, aveva cominciato a
realizzarlo, è tramontato per l’ignavia di chi non è
capace di sognare.
La Presidenza
ASSEMBLEA GENERALE DEI SOCI | CONSUNTIVO 2010
L’Assemblea Generale si terrà in 1^ convocazione l’11 dicembre alle ore 7.30
In mancanza del numero legale, in 2^ convocazione l’11 dicembre alle ore 21.30
Presso l’Oratorio di Loreto in via Loreto
Cena di Natale
all’ Oratorio di Loreto | 11 dicembre 2010 alle ore 19.30
Antipasti
Bruschetta mediterranea (pomodoro e rucola), tocchetti di grana pere e miele,
bocconcini di polenta lardo e branzi
Primi
Risotto carciofi e speck, malloreddus alla nuorese
Secondi
Tagliata di manzo con rucola e grana, formaggio pecorino sardo
Contorni
Patate al forno, verdure al vapore
Dolce
Macedonia con gelato, dolcetti sardi
Pane Carasau
Vino bianco e rosso, acqua, caffè
Prezzo € 25 adulti | € 15 bambini
La serata sarà allietata da giochi e intrattenimenti
N.B per i bambini è possibile richiedere un menù diverso naturalmente avvisando al momento
della prenotazione.
Prenotazioni: entro il giorno 7 dicembre telefonare a Sisinnia Bua al numero 035/681965 | 3497748419, Giannina Figus al numero 035/613017 | Mario Pomesano al numero
035/260375 | Scavo Ernesto 035/252240
INIZIATIVE ED APPUNTAMENTI DEL CIRCOLO
(Presso la circoscrizione 2 di Loreto in Largo Roentgen 3)
24 NOVEMBRE | Eliseo Pitzalis "Caravaggio: un genio bergamasco"
12 GENNAIO | Mariella Meloni "Antiche tradizioni villacidresi"
26 GENNAIO | Prof. Benedetto Toso "I segreti per rilassarsi e riposare bene"
9 FEBBRAIO | Proiezione della 1^ parte del film di Salvatore Mereu "Sonetàula"
23 FEBBRAIO | Proiezione della 2^ parte del film di Salvatore Mereu "Sonetàula"
9 MARZO | Alessandra Meleri "Tremate, tremate, le streghe son tornate"
23 MARZO | Eliseo Pitzalis "La Sardegna al tempo dei nuraghi"
Gita in Sardegna dal 18 al 25 maggio 2011
Il Circolo sta organizzando per l’anno prossimo un viaggio in Sardegna, chi fosse interessato è pregato di
comunicarlo. Nel prossimo notiziario verrà pubblicato il programma completo.
TESSERAMENTO ANNO 2011
Dal mese di novembre è iniziato il rinnovo dell’adesione al Circolo per l’anno 2011. Il costo
della tessera, da 10 anni, è sempre lo stesso. Ricordiamo che il tesseramento è un momento
importante per la vita del Circolo.
Per vostra comodità, oltre che con il bollettino postale, potrete
effettuare il pagamento anche con un bonifico presso il Credito Bergamasco di via Moroni 314
Bergamo
Codice Iban: IT 14 Y 03336 11149000000029277
Causale: Tesseramento 2011
GIAPPONE?... PARTIAMO!
A Marzo, qualcuno direbbe “finalmente”, sono convolata a nozze e come meta del viaggio di nozze abbiamo escluso “il
mare”. Perché quindi non andare alla scoperta del Giappone? Detto e fatto: partiamo!! È impossibile descrivere questa terra, la sua gente e la sua cultura in due parole. E non è neanche una meta “facile”:
bisogna viverla in tutte le sue sfaccettature, sennò è tempo sprecato.
Il viaggio aereo è però interminabile: circa 11 ore di volo (il nostro prevedeva Milano - Francoforte -Tokyo, sorvolando la
Siberia).
Appena arrivati in aeroporto a Tokyo ci hanno subito fermato due poliziotti che ci hanno chiesto i documenti: il tutto è
finito col parlare di calcio italiano!!
È un popolo molto cortese, pulito e rispettoso: in strada non si può fumare dove c’è gente.
Tokyo mi ha molto sorpresa. La conoscevo solo per sentito dire, la immaginavo caotica, piena di smog, chiassosa…. ebbene
non ho trovato niente di tutto ciò.
La gente usa quasi esclusivamente i mezzi pubblici, tanto che circolano quasi esclusivamente taxi, auto delle autorità e
qualche vettura personale.
Prendere la metropolitana non è così semplice perché è gestita da 3 operatori e le linee sono veramente tante.
È curioso il fatto che se tentenni un attimo, se ti fermi a controllare le scritte sui tabelloni per essere sicuro di dove stai
andando, anche se non chiedi nulla, qualcuno si ferma sempre e ti chiede se hai bisogno di aiuto.
Non solo, è possibile incontrare anche i volontari che sono dei signori in pensione che parlano un perfetto inglese (a
differenza nostra) e che ti aiutano a trovare la giusta direzione da prendere.
L’onestà è un principio basilare della religione e della loro cultura (le due cose sono particolarmente unite).
A titolo di esempio vi dirò che in autobus nessuno controllerà mai il vostro biglietto.
Si sale, si prende un bigliettino simile a quello per la fila dal salumiere; si prendono i soldi e si avvolgono dentro. Quando
scendi c’è una cassettina vicino all’autista in cui metti il tutto. Nessuno controlla che i soldi siano giusti ma nello stesso
tempo nessuno metterà mai un importo sbagliato!!
Se hai problemi di cambio trovi all’interno dell’autobus anche il
cambiamonete!!
E sempre nel rispetto delle persone, in attesa che arrivi il mezzo che ti interessa chiaramente si fa la fila che nessuno supera!!
Noi ci siamo messi in testa di mangiare solo cibi giapponesi, ma devo essere sincera, su un totale di 10 giorni, per otto siamo
stati fedeli alla nostra promessa, dopo di che ci è mancata la pasta!!
Il cibo è leggero, con le sue verdure, il suo riso …. a meno che non puntiate sul pesce fritto.
Molte verdure e tuberi sono introvabili anche da noi ma il riso è totalmente diverso.
Il discorso è lunghissimo quindi dirò solo che non può mancare una pietanza incandescente, così come l’acqua o le bibite, in
generale, sono sempre ghiacciate!!
Per i ristoranti non c’è problema: ci sono i piatti esposti in vetrina con i prezzi. Quando entri glieli puoi fare vedere: te li
portano esattamente uguali a come sono esposti e nessuno farà la “cresta” sul conto.
In ogni albergo ti danno il kimono come pigiama ed è tutto molto pulito.
Cosi come sono puliti i bagni pubblici: a differenza dei nostri, non ho avuto paura che qualche strano batterio, che nel
frattempo si era trasformato in mostro, mi potesse assalire mentre facevo pipì!
E poi, non posso non ricordare con un fremito al cuore la tavoletta del wc riscaldata!!
Ma su questo non vi dirò altro perché in Giappone anche il water è diverso ma tutto ciò e molto altro lo dovete scoprire da
soli. Insomma …. magico Giappone!
Erika
Ultimo articolo di Gonnosfanadiga: un bombardamento dimenticato (da Storia del Novecento)
Si dice che un giovane di Gonnosfanadiga, emigrato
negli Stati Uniti e arruolato nelle forze aeree, si sarebbe
voluto vendicare per alcuni torti fatti a lui e alla sua
famiglia. Ma è appunto una favola.
Va detto che soltanto dal settembre 1943, una certa
percentuale di B-17 cominciò ad essere dotata del radar
per gli attacchi notturni H2S e dello strumento di
radionavigazione OBOE, entrambi di concezione
britannica che consentivano di “leggere” il terreno e,
quindi, l’obiettivo sottostante in caso di nebbia, nuvole o
oscurità. Pertanto si potrebbe realmente ipotizzare un
“errore” da parte dei piloti americani, tuttavia i dubbi
rimangono poiché il bombardamento avvenne in pieno
giorno.
Nel caso di Gonnosfanadiga, una volta diradatesi le
nuvole in un pomeriggio di sole, i puntatori dei
bombardieri come poterono non notare la differenza che
corre tra un centro abitato di campagna ed un aeroporto
con annesse delle caserme ed altre installazioni militari?
Probabilmente, almeno in questa occasione, gli aviatori
americani non si posero troppe domande sul da farsi dato
che, per loro, là sotto c’erano soltanto dei “fucked
maccaroni”… Un atteggiamento razzista molto diffuso a
quel tempo, anche a livello inconscio, soprattutto tra i
“bianchi” anglosassoni protestanti” che nutrivano un
profondo disprezzo nei confronti degli italiani considerati
dei dagoes (reietti) o, nella migliore delle ipotesi, dei
woops (guappi). Un disprezzo che, tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti, era degenerato in un
violento odio etnico contro la comunità italiana
d’America che, dopo quella di origine africana, fu la più
linciata e perseguitata tra quelle residenti negli USA.
Le Testimonianze proseguono con quella del Gen.
Bruno Scotti, al tempo di stanza a Gonnosfanadiga. Inviò
questa lettera al sindaco di Gonnosfanadiga:
“Finalmente, dopo tanto tempo, sento parlare del
bombardamento di Gonnosfanadiga. Io c’ero ed ancora
non ho digerito tutta la rabbia e il dolore accumulato in
quel giorno. Ero accantonato, con la mia batteria, in una
casermetta funzionale alle porte del paese. Davanti alla
casermetta erano schierati senza mimetizzazione, cavalli,
cannoni e trattori. Quel giorno, bassi, abbiamo sentito
passare su di noi gli aerei: non ci hanno considerato.
Abbiamo sentito gli scoppi in paese. Non so descrivere la
scena: abbiamo allineato lungo il marciapiede i corpicini
straziati di tanti bambini. Mi veniva da urlare: perché non
ve la siete presa con noi soldati? Invece dei bambini che
uscivano dall’asilo: erano vostri nemici? Eppure proprio i
bambini erano le vittime destinate. So di affermare una
cosa grave. Non sono più stato da allora a
Gonnosfanadiga, ma sono sicuro che ancora oggi un
osservatore che passa per la via principale ed osserva i
marciapiedi vede sul lato verticale dei massi i segni
dell’offesa nemica. Questo perché gli aerei lanciavano
delle granate dotate di spoletta di prossimità che le faceva
scoppiare in vicinanza del suolo e proiettare verso il
basso-frammenti di un grosso mollone d’acciaio
contenuto nella granata, come abbiamo constatato
smontando alcune granate rimaste inesplose. Erano delle
granate fatte apposta per ammazzare i bambini e, forse,
ferire le parti basse degli adulti. Ma cosa avevano fatto,
contro gli americani o gli inglesi, i bambini di
Gonnosfanadiga?"
Lettera di Raffaele Melis su “ L’Unione Sarda”:
"…Era il primo pomeriggio del 17 febbraio 1943, un bel
pomeriggio di sole. A Gonnosfanadiga gli uomini
anziani, come di consueto, si ritrovavano a piazza del
mercato a commentare gli ultimi avvenimenti di guerra;
qualche fortunato possessore di radio riferiva le notizie
dell’ultimo comunicato, qualcun altro sommessamente
aggiornava il doloroso elenco dei giovani del paese morti
in guerra o di coloro dei quali non si avevano più notizie
da molto tempo. Le donne erano intente ai soliti
quotidiani lavori. I ragazzi, per strada o nei cortili,
continuavano a giocare al salto della fune, a far girare la
trottola, a dar calci e a rincorrere una palla fatta di stracci.
Mancava poco alle 14, quando un brusio sordo e pesante
attirò l’attenzione di tutti che si volsero a guardare il cielo
verso sud, dal lato della montagna. Passarono alcuni
minuti prima che il brusio diventasse un rumore di aerei
sempre più distinto e, all’improvviso, sbucarono dietro le
colline i primi tre aerei; subito dopo altri tre e altri
ancora. In un istante furono sopra l’abitato. Un attimo, e
subito furono scoppi secchi seguiti da un’eco sinistra. Si
sollevò un gran polverone, i pali elettrici per terra; i fili
aggrovigliati, un odore di intonaco vecchio e di polvere
da sparo. Per tutto il paese fu un intrecciarsi di grida,
pianti e un disperato chiamare nomi “Antonio, Franco,
Maria, Salvatore, mamma…”, correre alla ricerca del
figlio, chiamarlo a gran voce, piangendo, mordendosi le
labbra, con il cuore in tumulto; vedere la gente attorno
stordita, incredula e lasciarsi andare ad un pianto a dirotto
stringendo finalmente a sé l’esile corpo di un bambino.
La polvere si sollevò nella parte del paese colpita dalle
bombe. Nella piazza del mercato il lancio della bomba fu
di tragica precisione; scoppiò proprio dove c’era l’
assembramento più folto. Passarono interminabili
momenti prima che qualcuno dei tanti scaraventati a terra
dalle deflagrazioni potessero dare segni di vita. Dopo i
primi attimi di paura e di smarrimento, la gente delle case
vicine, risparmiate dalle bombe, accorse sul luogo della
strage. Tra i rami degli alberi caduti, le macerie e il fumo,
furono apprestati i primi soccorsi: comparvero lenzuoli e
vennero fatti a strisce per apprestare improvvisate
medicazioni. Un’anziana donna raccolta dalla strada
venne adagiata sopra una coperta, dentro il tabacchino. Il
dottor Marongiu, farmacista del paese, caduto vicino al
muro, era già morto; tanti si lamentavano e altri restavano
immobili.
Un rincorrersi di voci, di pianti, di racconti strazianti: in
via Cagliari, vicino al fiume, una bomba era esplosa
in un crocicchio dove c’erano tanti ragazzi e una mamma
aveva appena fatto in tempo a vedere l’unica figlia
spirare tra le braccia di una vicina, mentre l’altro suo
bambino con la mano sinistra teneva il braccio destro
maciullato, grondante di sangue, si lamentava
penosamente e girava attorno alla sorella morta. A due
passi da lì, proprio sul greto del fiume, una bomba aveva
seminato morte tra le donne che facevano il bucato. Nel
panificio del signor Casti le schegge di una bomba
avevano ferito alcuni bambini e una grossa ragazza si era
accasciata vicino ad una vasca da bucato, colpita a morte.
In una casa erano stati falciati i due bambini di una
signora sfollata da Cagliari.
Arrivarono i camion del vicino distaccamento militare;
cominciò la pietosa opera di raccolta dei morti e dei feriti.
Il vecchio dott. Cabitza e il medico militare dott. Dore,
tra i feriti che si lamentavano e il pianto dei parenti, per
tutta quella sera e fino a notte inoltrata si prodigarono per
curare, consolare e amputare arti, e tanti gonnesi, ancora
oggi, nella loro persona portano i segni della violenza di
quel giorno.
Alla sera calò un freddo pungente: ci si raccolse in
silenzio a casa propria o dai parenti o dagli amici colpiti.
Alla luce del fuoco dei camini e dei molti lumini per le
anime dei defunti allineati sul tavolo della cucina, si
parlava sottovoce; “Sembra che i morti siano più di
cento, il numero giusto non lo si sa. E i feriti …
E intanto continuava triste e interminabile il rintocco
delle campane a morto”.
I piccoli martiri di Gonnosfanadiga, uccisi e mutilati a
colpi di spezzone, non furono le uniche vittime innocenti
del 301st Bomber Group. Altri bambini furono eliminati
allo stesso modo a Cagliari in un giorno di festa, altri
ancora assassinati alle giostre di Grosseto il lunedì di
Pasqua del 1943. Crimini negati come il massacro del
collegio San Pietro di Sesto Fiorentino dell’8 febbraio
1944 e la strage degli innocenti della scuola di Gorla del
10 ottobre 1944: crimini orrendi ed impuniti, per i quali
gli assassini non hanno mai neppure chiesto scusa. Per
quei bambini e per tutte le vittime innocenti, dimenticate
dalla storia scritta dai vincitori, deve levarsi la nostra
preghiera di cristiani ed il nostro commosso ricordo di
italiani.
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