| immagine degli anni 70 di Ottana |
Si è industrializzata un’isola intera per
strapparla al banditismo. Prima l’hanno
fatta vergognare della sua lingua, finché le
città se la sono dimenticata, e poi le hanno
strappato il suo tessuto economico, l’unico
che se modernizzato poteva dare ricchezza,
quello agropastorale, per combattere quella
che Giovanni Lilliu chiamava “la Costante
rivoluzionaria sarda”, quel banditismo
socialista degli anni ’70 che tanto aveva
intrigato Giangiacomo Feltrinelli.
In Sardegna, a Ottana hanno distrutto
l’identità durante il ’900, le hanno costruito
in paese delle cattedrali nel deserto, con
l’illusione del capitalismo moderno e dello
stipendio fisso. Oggi rischiamo di ritrovarci
con altri 500 posti di lavoro in meno, un po’
per distrazione e sciatteria della Regione,
un po’ perché ci sta crollando tutto addosso
e tutto assieme in pochi mesi (per citare un
sottosegretario all’economia, “Una crisi alla
volta, non possiamo mica pensare solo alla
Sardegna”).
Il settore chimico, quello a partecipazione
pubblica, è entrato in crisi da prima del 2008, la recessione qui è iniziata negli anni
’90 quando ancora si faceva debito senza
preoccuparsene. Con il crollo di Enichem,
l’Eni ha praticamente abbandonato l’area.
Qui prima dell’ultima depressione si è
comunque lottato per far nascere altre
realtà e attività che hanno purtroppo
conosciuto a cicli anch’esse la parola cassa
integrazione.
Ancora una volta a sancire la
fame per i sardi è il costo dell’energia,
Terna infatti ha declassato lo stabilimento
di Ottana, già da alcuni mesi, a impianto di
“serie b”, comprando l’energia da Enel
invece che dal gruppo Clivati che costa 200
euro in meno a megawatt.
L’accordo stracciato da Terna che doveva
valere fino alla fine del 2012 garantiva
l’approvvigionamento da Ottana Energia.
Anche in questo caso se chiude la Ottana
Polimeri, circa 230 dipendenti, l’effetto a
catena sarà immediato e ci troveremo di
fronte alla morte dell’ennesimo territorio.
Sempre più chiaro che la vertenza si chiama
Sardegna.
da Tottus in Pari: Claudia Sarritzu
Dopo il grande successo di Innsbruck e Salisburgo del 2011
Il CIRCOLO SARDO “MARIA CARTA” organizza un viaggio ai
Mercatini Natalizi in Alto Adige
Con l’Abbazia di Novacella
Sabato 1 dicembre 2012
BERGAMO – ABBAZIA DI NOVACELLA (Km 277) – BRESSANONE (Km 3,5) – BOLZANO/DINTORNI (Km 42)
Ritrovo dei signori partecipanti a Bergamo in prima mattinata; sistemazione in autopullman granturismo e
partenza per l’Alto Adige, splendida zona montuosa. Arrivo a Varna, dove si trova la famosa Abbazia di
Novacella. Ingresso e visita guidata: le origini del vasto complesso di edifici dell'Abbazia risalgono al 1142, quando
il vescovo Hartmann ne fece sede dell'ordine Agostiniano. Fin dalla sua fondazione Novacella offrì ricovero ai
pellegrini in viaggio verso la Terra Santa, e fu un importante centro spirituale e culturale noto in tutta Europa.
Al
termine pranzo leggero presso la cantina mescita dell’Abbazia, con prodotti tipici locali (bevande escluse, ad
eccezione dell’acqua che verrà servita in caraffe).
Breve trasferimento a Bressanone, capoluogo storico, artistico,
culturale, economico, sociale ed amministrativo della Valle Isarco. Incontro con la nostra guida e visita della città.
La Cattedrale di Bressanone o "Brixner Dom" domina in centro storico con le sue forme barocche. L’edificio risale
al 1200, ma numerosi furono i successivi restauri. Degni di nota anche il Battistero del duomo di San Giovanni
Battista, nonché l’Alter Kreuzgang (chiostro antico).
Al termine tempo a disposizione per la visita libera del
mercatino natalizio, quindi proseguimento per i dintorni di Bolzano e sistemazione in hotel cat. 3* superiore nelle
camere riservate; cena e pernottamento.
Domenica 2 dicembre
BOLZANO/DINTORNI - MERANO (km 31) – BERGAMO (Km 260)
Prima colazione a buffet in albergo. Mattinata a disposizione per libere visite al mercatino natalizio di Bolzano. Il
mercatino rappresenta l'appuntamento più atteso dell'anno per la città: da sempre luogo d'incontro della cultura
mediterranea e di quella mitteleuropea, Bolzano si veste dei suoni e dei colori del Natale. Verso le ore 11.00
trasferimento a Merano, cittadina altoatesina attraversata dal Passirio, circondata da colline di vigne e frutteti
sullo sfondo di castelli e montagne, per il pranzo dell’arrivederci in ristorante. Merano è in questo periodo
animata dal mercatino natalizio, che si svolge lungo gran parte di corso della Libertà, una tra le più importanti
arterie della città, su cui si affaccia il casinò municipale che comprende il Kursaal ed il Pavillon des Fleures, luoghi
di ritrovo e di manifestazioni culturali e folcloristiche. Il Duomo antico, costruzione gotica accompagnata da un
elegante campanile alto più di 80 metri e la schiera di case medievali della via dei Portici, la più caratteristica della
vecchia città, costituiscono il centro storico della città, mentre i sobborghi residenziali di Maia e Mais la Merano
moderna. Tempo a disposizione per libere visite, e nel tardo pomeriggio rientro a Bergamo, dove l’arrivo è
previsto in serata.
QUOTE INDIVIDUALI DI PARTECIPAZIONE
Min. 40 partecipanti paganti € 185,00
Min. 30 partecipanti paganti € 200,00
La quota comprende: viaggio in autopullman granturismo – parcheggi e pedaggi autostradali - vitto ed alloggio
autista - sistemazione in albergo cat. 3* sup. nei dintorni di Bolzano - trattamento di pensione completa dal
pranzo del primo giorno al pranzo dell’ultimo – bevande ai pasti nella misura di ¼ vino e ½ minerale (tranne
presso Abbazia di Novacella) – visite guidate come da programma – ingresso all’Abbazia di Novacella -
assicurazione spese mediche e danneggiamento bagaglio – assicurazione contro le penalità di annullamento
(causa malattia documentabile; nessuna franchigia!!) - documentazione da viaggio - materiale informativo –
omaggio Centocittà viaggi – assistenza 24 ore Centocittà da Bergamo
La quota non comprende: ulteriori ingressi - facchinaggi - mance - extra di carattere personale – tutto
quanto non espressamente indicato alla voce: “La quota comprende”.
Supplemento camera singola € 25.00
Prenotazioni: al Circolo 035240376 - via mail: circolosardo.bg@virgilio.it
con un anticipo di € 100.00 a persona, da far pervenire in sede, entro il 20 ottobre 2012
OBIETTIVI DEL PARCO GEOMINERARIO DELLA SARDEGNA
Riprendiamo l’argomento iniziato nel numero 40 del
notiziario per indicare, a grandi linee, gli obiettivi del Parco
Geominerario e le possibilità di sviluppo culturale, storico
ed economico che la realizzazione di questi obiettivi
rappresentano per le zone minerarie della Sardegna.
SITUAZIONE INIZIALE DELLE AREE INDUSTRIALI
DISMESSE
Nell’ultimo decennio, ma il fenomeno è iniziato anni prima,
si è verificato il progressivo abbandono dell’industria di
base gestita in impianti obsoleti, superati dalle nuove
tecnologie e non più competitivi nel panorama mondiale.
Questo processo ha interessato, anche se con diverse
modalità, tutti i paesi industrializzati e anche l’Italia. Sono
rimasti sul terreno fabbricati fatiscenti e in alcune zone
quartieri nati e cresciuti assieme alle industrie dove
prestavano servizio. L’attività industriale legata alle miniere
rappresenta un caso tutto particolare sia per l’estensione
dei territori interessati a livello mondiale, sia per il lungo
periodo in cui l’uomo ha esercitato l’attività estrattiva. Il
lungo periodo di attività nello stesso luogo, nel tempo ha
modificato anche la fisionomia di questi territori e ha creato
problemi per il recupero di queste aree dove spesso vi
sono associati anche problemi d'inquinamento delle falde
acquifere superficiali e profonde.
In questo contesto la Sardegna assume un ruolo di primo
piano a livello mondiale. L’attività estrattiva in Sardegna,
per la ricchezza e qualità dei minerali del territorio, era
presente sin dall’età del bronzo e si è sviluppata senza
soluzione di continuità sino ai giorni nostri. Lo sfruttamento
più intensivo si è verificato nel periodo compreso tra la
metà del XIX e la metà del XX secolo, raggiungendo nel
settore minerario livelli produttivi d’avanguardia e una delle
attività del settore più importanti nell’Europa occidentale.
A differenza di altri paesi in Sardegna l’attività mineraria è
concentrata in aree di modeste dimensioni. Basti pensare
che nell’area mineraria del Sulcis-iglesiente-Guspinese,
che rappresenta oltre il 65% di tutte le miniere sarde, sono
concentrate oltre un centinaio di miniere che in tempi non
lontani avevano assicurato lavoro a decine di migliaia di
persone.
Il 30 settembre 1998 venne firmata a Cagliari una carta,
denominata Carta di Cagliari, per celebrare il
riconoscimento ufficiale dell’UNESCO quale primo parco al
mondo denominato
“Parco Geominerario, Storico, Ambientale della Sardegna”
La Carta di Cagliari stabilisce i principi e gli obiettivi che il
parco dovrà perseguire. Questi obiettivi prevedono la
bonifica, il recupero e la salvaguardia delle strutture
industriali legate all’attività mineraria, nonché la
salvaguardia dei beni naturalistici e dei valori culturali legati
alle attività estrattive.
BONIFICA E RIABILITAZIONE AMBIENTALE DELLE
AREE MINERARIE DISMESSE
Considerando la situazione di partenza il primo problema
da affrontare è la bonifica e il recupero di queste zone da
effettuare con la contestuale valorizzazione del territorio
dove sono ubicate queste attività. In Sardegna la maggior
parte delle miniere si trovano in zone di grande interesse
naturalistico da preservare perché rappresenta un
patrimonio ambientale di interesse mondiale per la
bellezza naturale, la fauna, la flora che vi è presente come
accertato e riconosciuto dall’UNESCO.
Le risorse necessarie per la bonifica e il recupero di
queste aree sono un investimento anche economico. Ci
sono tutte le premesse perchè il suo sviluppo proceda in
tal senso. Il clima temperato e piacevole per buona parte
dell’anno, l’aria pulita e limpida, il sole, il mare
incontaminato, le spiagge. Tutti elementi atti a favorire il
turismo non solo nei mesi di giugno, luglio e agosto, ma
anche negli altri mesi dell’anno. Ci sono già in atto circuiti
turistici diversi da quelli tradizionali, occorre valorizzarli,
farli conoscere e renderli fruibili e appetibili a un pubblico
sempre più numeroso.
Le aree dove si era sviluppate l’attività mineraria sono
circondate da boschi e foreste, popolate di animali selvatici
di ogni tipo, anche di grossa taglia, tipo volpi, cinghiali,
mufloni, cervi, oltre alla stragrande varietà di volatili di ogni
tipo. Le zone interne offrono dei paesaggi naturali di una
bellezza straordinaria che da soli giustificherebbero una
visita. A questi paesaggi si accompagnano spesso diversi
siti archeologici di grande interesse storico e culturale. E’
necessario che queste risorse naturali siano fatte
conoscere e rendere accessibili almeno i siti più
interessanti per consentire un maggior afflusso di
villeggianti che apprezzerebbero molto volentieri
un’escursione all’interno dell’isola.
Non si devono abbandonare le attività artigianali
caratteristiche legate alle risorse esistenti e tuttora
disponibili in grande quantità. L’artigianato del legno ad
esempio potrebbe generare ricchezza e occupazione,
quello tessile, la coltelleria e altre attività connesse a
queste lavorazioni, non trascurando la produzione
alimentare che offre prodotti di pregio e apprezzati da tutti.
Lo sviluppo integrato delle risorse esistenti rappresenta un
potenziale economico di gran rilevo per le popolazioni delle
zone minerarie. Attualmente si spendono enormi risorse
per garantire un reddito di sopravvivenza ai dipendenti che
hanno perso il lavoro e che non hanno alcuna possibilità di
trovarne un altro, in tempi ragionevoli. Lo sviluppo delle
attività cui si è accennato potrebbero creare nuovi posti di
lavoro ad un gran numero di operatori.
Ovviamente questi devono essere preparati alle nuove
attività con qualificati corsi professionali, in modo da
garantire prodotti di qualità e guide turistiche preparate, per
assicurare una piacevole permanenza ai visitatori.
Sarà compito del Consorzio del parco e delle istituzioni
locali valorizzare questi territori e preparare gli operatori
per un nuovo sviluppo economico diverso da quello
precedente, ma altrettanto interessante e redditizio.
RECUPERO DELLE STRUTTURE MINERARIE
Il recupero delle strutture industriali legate l’attività
mineraria rappresenta un’altra opportunità di sviluppo
diverso da quello estrattivo, ma che potrebbe rivelarsi
interessante ed economicamente vantaggioso se gestito
con intelligenza. Le strutture ricettive che una volta erano i
locali degli uffici e della direzione delle miniere in molte
località sono tuttora esistenti e potrebbero essere
ricuperate per un utilizzo a scopo congressuale, scientifico,
didattico e museale. L’istituzione di corsi a livello
universitario e post universitario per lo studio della
mineralogia, giacimentologia, geologia, il trattamento dei
minerali e altre attività minerarie potrebbe offrire un valido
contributo alla sperimentazione e alla ricerca nel settore. I
paesi emergenti avranno necessità di formare il proprio
personale per affrancarsi dalla dipendenza dei tecnici di
paesi più progrediti.
Le stesse cavità sotterranee potrebbero essere valorizzate
con un ritorno economico. Già oggi esistono alcune
miniere che possono essere visitate a scopo turistico e
altre potranno esserlo in seguito. Le risorse spese oggi,
necessarie per la messa in sicurezza, potranno avere un
ritorno economico nel tempo.
PRESIDIO MINERARIO
La Carta di Cagliari prevede la conservazione delle opere,
degli insediamenti, delle tradizioni, dei saperi, degli usi e
costumi e delle vicende umane dell’attività mineraria.
Ciò potrà essere realizzato come previsto mediante la
costituzione di un presidio minerario rappresentato da
tecnici qualificati in varie discipline minerarie. Minatori,
impiantisti, addetti al trattamento dei minerali e altri
specialisti. Ciò servirebbe a garantire la conservazione di
antichi mestieri e allo stesso tempo potrebbe provvedere
alla conservazione delle strutture minerarie, quali i pozzi, le
gallerie, gli impianti che rappresentano il patrimonio dell’
archeologia mineraria da tramandare anche alle future
generazioni. Il presidio minerario potrebbe essere utilizzato
in ausilio ai centri di formazione professionale, per dare
una dimostrazione anche pratica del lavoro e delle diverse
tecniche utilizzate nel sottosuolo.
ATTIVITÀ CONGRESSUALE E CULTURALE
Alcune strutture esistenti nelle zone, oggi disabitate,
potrebbero essere sistemate per accogliere reperti,
utensili, macchine, i cristalli dei vari minerali esistenti nelle
zone minerarie e altri oggetti legati all’attività mineraria
sviluppatasi in varie epoche. L’organizzazione di visite
guidate ai musei esistenti e ad altri da istituire sarebbe utile
anche per le visite scolastiche, ma soprattutto potrebbe
rappresentare un polo di attrazione accompagnato a
qualche congresso scientifico e/o storico culturale.
Ci auguriamo tutti che questi obiettivi non restino solo un
sogno, ma che vengano realizzati in tempi ragionevoli.
Alcuni passi sono stati fatti, ma molto è ancora un
traguardo da raggiungere.
Eliseo Pitzalis
INIZIATIVE ED APPUNTAMENTI DEL CIRCOLO
Purtroppo gli appuntamenti del mercoledì vengono rinviati perché, avendo fatto la richiesta a maggio
scorso per il rinnovo dell’ utilizzo della sala Ruspini, la commissione di circoscrizione non si è ancora
riunita. Si pensa di avere notizie nella prima quindicina di ottobre. Sarà nostra cura avvertire i Soci al
momento opportuno per il programma, anche per quanto riguarda l’ assemblea e la festa di fine anno.
RINNOVO ADESIONE AL CIRCOLO PER L’ANNO 2013
Dal mese di novembre 2012 inizia il rinnovo dell’adesione al “Circolo” per l’anno 2013. Il costo
della tessera, da 12 anni, è sempre lo stesso. Ricordiamo che il tesseramento è un momento
importante per la vita del “Circolo”. Per vostra comodità, potrete effettuare l’adesione anche
con un bonifico presso il Credito Bergamasco di via Moroni 314 Bergamo
Codice Iban: IT 14 Y 03336 11149000000029277
Causale: tesseramento 2013
Si ricorda, a chi non l’avesse ancora fatto, il rinnovo dell’adesione per l’ anno in corso.
Il Circolo è a disposizione per tesseramento, bigliettazione, assistenza emigrati, informazioni.
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