NOTIZIARIO N. 53 | GIUGNO 2015

UN LAVORO DI SQUADRA PER L’ATTIVITÀ DEL CIRCOLO

La fanfara della Brigata Sassari a Trieste
L’innesto di Antonio Deiana quale nuovo componente del Consiglio Direttivo del nostro Circolo mi dà lo spunto per esprimergli un caloroso augurio di buona collaborazione alla operatività del Circolo stesso, che del resto ne ha effettivo bisogno, tanto più che trattasi di persona giovane ed in grado di offrire nuovi spunti e nuove capacità, sempre utili in un organismo proiettato su di un percorso di continuità ma anche di innovazione quale è quella dei sistemi di comunicazione. Un ringraziamento sentito va dato all’amica Maria Pina Demontis, la quale ha compreso le nostre difficoltà a marciare con un numero ristretto di collaboratori ed ha scelto di restare disponibile per le sole incombenze di rappresentante femminile della Circoscrizione Lombarda della FASI a suo tempo assegnatole. Se infatti viviamo in un momento in cui gli effetti della recente crisi economica hanno fatto privilegiare l’adesione di soci interessati ad usufruire delle tariffe agevolate per i trasporti marittimi per e dalla Sardegna, risultano del tutto volontari ed amatoriali i contributi collaborativi che i sette componenti del Consiglio Direttivo sono chiamati ad assicurare.

E noi ci possiamo ritenete fortunati se taluni disimpegni di fatto di alcuni Consiglieri hanno trovato una importante compensazione dall’impegno di alcuni personaggi già altre volte citati in questa ed altre sedi che hanno risposto all’appello loro rivolto inerenti alla Segreteria e, rispettivamente, della strategia informativa del Notiziario. Ed è quindi da parte nostra doverosa l’espressione di una viva riconoscenza per la loro disponibilità. Abbiamo archiviato il “giro di boa” del primo an operatività di questo nostro Consiglio prendendo atto con soddisfazione per la partecipazione alla manifestazione nazionale a Trieste di “Sa die de sa Sardigna” e per gli incontri ospitati alla sala Bergamo, tra i quali particolarmente stimolante la “performance” del prof. Giosuè Romano sui Diavoli Danteschi, presenziata dal Presidente onorario della Soc. Dante Alighieri bergamasca. Abbiamo cominciato l’attività preliminare dell’ appuntamento ad Albino per il ricordo celebrativo della nostra “compaesana” scrittrice Grazia Deledda, cui vorremo dedicare una attenzione degna del riconoscimento a suo tempo conferitole con il Premio Nobel per la Letteratura nel lontano 1927. Le premesse sembrano buone e le speranze restano pertanto rosee. Ci si darà da fare perché si realizzino.

Il presidente


IN QUESTO NUMERO TROVERETE

  • L’intervento del nostro Presidente, naturalmente in prima pagina
  • Un toccante scritto di Riccardo Bressan, Vicentino e Capo Scout. Appassionato di Montagna, ha scoperto il "Pezzo di Sardegna più a nord”. Un pezzo di Sardegna che anche noi, prima o poi dovremmo andare a visitare
  • Ancora un articolo di Eliseo Pitzalis sull'Expo, di fatto l'evento dell'anno in Italia. La seconda parte di questo scritto verrà pubblicato sul numero 54
  • Due brevi scritti sui giganti di Monte Prama (questo ed altri argomenti similari verranno sempre trattati su queste pagine

Un pezzo di Sardegna in Altipiano
C’è un pezzo di Sardegna sull’Altipiano, per un vicentino come me se si parla di Altipiano si parla di Asiago e dei suoi sette comuni; beh, dicevo, c’è un pezzo di Sardegna lassù, e non sto parlando di cose dello Spirito o di affetti , almeno non solo.
Si deve salire fino alla Contrà Rigoni a nord di Asiago e imboccare la vecchia rotabile militare che sale allo Zebio, alla prima linea di cento anni fa: Passati la Malga Zebio e il cratere della mina dello Scalambron, lo si trova immerso in un bel bosco di aghiformi: è circondato da uno steccato e dalla ricostruzioni di trincee di seconda linea, ci sono 212 croci di legno, allineate, con il tetto a casetta; entrando la Bandiera ha quattro mori, i cognomi dei caduti non sono Veneti, ne Cimbri.
Il Cimitero della Brigata Sassari allo Stalder è così, un angolo di pace a circa 1600 metri: raccoglie le spoglie di quei Sassarini che dalla Sardegna si fecero onore sull’altipiano e che ricorda Lussu, resero rosse le acque del Piave dopo la rotta di Caporetto. è da queste parti che inizia la leggenda dei rote teufel. 
Soldati della "Sassari" con un prigioniero
Ci vado spesso, lassù: è un posto dell’anima per me, di quelli che ho scoperto da solo, dato che mio padre detestava l’Altopiano, chissà poi perché. La camminata non è delle più impegnative, nel mezzo di un bel bosco: d’estate Malga Zebio è anche aperta e si può sostare per un pezzo di polenta e formaggio d’alpeggio. Dalla lunetta dello Zebio, si ha uno dei panorami più belli dell’altopiano, fino al Grappa e alle Pale di San Martino: come dice Olmi “torneranno i prati”, ma li si vede ancora bene la guerra: le trincee sono come cicatrici, di quelle profonde: se si sale allo Scalambron, il cratere di mina ha sconquassato la roccia, i massi gettati fino a un centinaio di metri di distanza sono conficcati nel terreno in modo innaturale ancora adesso: per terra trovi segnavia con la scritta “zona sacra”, perché tanti di quelli che erano lì non li trovarono più, portati via da un fulmine che fece saltare le cariche prima del tempo. Entrare in quel cimitero significa respirare la giovinezza di quelle vite spezzate: niente di retorico: l’inverno passato ho portato il mio reparto di scout lassù; nessun discorso sull’eroismo, come dice la Murgia, Eroe è il maschile di vedova, ma un senso di rispetto profondo che dei quindicenni del 2015 hanno tributato a questi ventenni morti lassù cento anni fa: le date sulle croci sono dei pugni in pancia: l’ “Antonio di Giovanni” anziché l’"Antonio fu Giovanni" sa di famiglie che piangono i morti sbagliati, di leggi naturali invertite, in cui i padri piangono i figli, mentre tutto sommato dovrebbe essere il contrario. Quando trovi “ignoto” sulle croci è pure peggio, e ce ne sono file intere: cosa deve essere stato il pianto di quelle madri senza una tomba su cui far portare un fiore. Se qualcuno pensa che il punto più a nord della Sardegna è qualche isola a nord di Punta Marmorata, tutto sommato si sbaglia di 600km: nell'estate del 2007 la città di Asiago ha donato ai Comuni della Sardegna l'area del cimitero della Brigata per 99 anni. Scherzando con mia mamma dico che vado in Sardegna per un giorno, quando vado a camminare da quelle parti. Non è poi una battuta così irreale. C’è un pezzo di Sardegna in Altipiano: quando chiudo il cancello di legno, ogni volta che esco da lì, sussurro “aiò dimonios avanti forza paris”; l’accento non sarà giusto, il significato che porta quel motto ed il valore che dimostra a me, uomo del duemila, è ancora intatto ed attuale.

 

Il Circolo è su Facebook. Cercateci digitando “Circolo Maria Carta di Bergamo”.
Diventeremo amici.

GRAZIA DELEDDA. Sta prendendo forma la serata a lei dedicata. Come abbiamo già scritto.
SI TRATTA DELL’UNICO PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA ASSEGNATO AD UNA SCRITTRICE ITALIANA, NEL 1926. Questo non deve stupirci, se ricordiamo ciò che disse Giuseppe Dessi, autore di “Paese d’Ombre”, alla presentazione dell'Album Delirio, nel 1974:

"Dopo aver conosciuto Maria Carta, ancora una volta affermo che i soli grandi uomini della Sardegna sono state donne"

EXPO

BREVE STORIA SU ALCUNE ESPOSIZIONI UNIVERSALI DEL PASSATO (1^ parte)
Il Crystal Palace
Le esposizioni universali, indicate col nome abbreviato di “EXPO” sono manifestazioni a carattere universale organizzate per mostrare le nuove scoperte della scienza e della tecnica, nuovi metodi di conservazione degli alimenti, altri servizi innovativi e tutto quanto in genere possono rappresentare una novità. Per preparare queste manifestazioni sono necessari vari servizi legati alle strutture per l’accoglienza, la movimentazione e la gestione di un notevole afflusso di persone in un periodo relativamente breve. Abbiamo intuito sin dal giorno dell’inaugurazione di EXPO Milano 2015 il grande sforzo organizzativo ed economico che ha sostenuto il nostro paese per la preparazione di questo evento. Facciamo un breve "escursus" sulle maggiori esposizioni del passato per vedere cosa resta di queste imponenti manifestazioni che richiedono un impegno sia del paese ospitante che di quelli partecipanti. La prima manifestazione con queste caratteristiche è considerata quella organizzata a Londra nel 1851 su iniziativa del principe consorte Alberto che aveva deciso di promuovere una grande esposizione universale dell’industria. Obiettivo degli organizzatori era di attirare tutte le attività industriali del mondo e soprattutto per evidenziare le grandi innovazioni dell’industria britannica. Ci furono subito notevoli problemi logistici per i siti necessari per questa manifestazione. Dopo vari studi, ricerche e ipotesi, fu accettata la proposta risolutiva di un giardiniere che progettò in pochissimo tempo un edificio provvisorio con strutture metalliche e coperture in vetro. Un edificio a forma di serra di dimensione enormi, 84000 metri quadrati di superficie coperta. Il Cristal Palace. In pochi mesi fu montato un edificio su tre livelli con intelaiatura in ferro e coperture in vetro. Fu un successo della tecnologia e dell’industria inglese, ma anche della natura. Nei giardini del Cristal Palace furono portate tante colture esotiche provenienti dalle colonie inglesi e anche la gastronomia esotica attirò i visitatori. Il Cristal Palace, finita la mostra, fu smontato e ricostruito in un’altra zona di Londra. Nel 1936 fu distrutto quasi completamente da un incendio, ma fu riscostruito e tuttora è una costruzione originale che ospita al suo interno innumerevoli attività.

Nel 1889, in occasione del centenario della rivoluzione francese, fu la volta di Parigi a presentare l’esposizione
universale. Quale emblema della manifestazione fu costruita, su progetto dell’ingegner Alexandre-Gustav Eiffel, una torre d’acciaio, alta più di 300 metri che doveva restare solo per il periodo dell’esposizione. La torre all’epoca fu molto contestata e molti sostenevano la sua pericolosità e la necessità di smontarla dopo l’esposizione. Fu però tale il successo di quella torre che non fu smontata e tuttora troneggia su Parigi e ne è diventata il simbolo più conosciuto al mondo. Dopo 126 anni quella torre poco sicura è visitata da circa sette milioni di persone ogni anno. Sicuramente ha ripagato i francesi della spesa sostenuta per costruirla. Oltre alla tour Eiffel, l’esposizione del 1889 è famosa anche perché in quell’occasione venne presentata la prima automobile alimentata col petrolio al posto del carbone.
Altra novità della mostra fu la presentazione dell’energia elettrica a cura di Edison che, per l’occasione, organizzò un proprio padiglione Anche Milano, pur non
essendo all’epoca una grande città, ebbe la sua esposizione universale nel 1906 nel settore dei trasporti. La mostra venne inaugurata per presentare anche la conclusione del traforo del Sempione; all’epoca era il traforo più lungo al mondo. Della mostra di Milano, oltre al traforo del Sempione, è rimasto l’acquario. Un palazzo liberty tra i più belli di Milano ancora oggi.


IL MISTERO DEI GIGANTI DI MONTE PRAMA
Notizie sparse sull’argomento riguardante la propria storia più dibattuto in Sardegna 
Un chiacchierata con il prof. Riccardo Cicilloni | 22 Maggio 2015 (www.cagliarinews.it)

Possiedi una tua idea personale sulle possibili influenze tecniche avute dai fautori di quelle statue primigene per l'Occidente?
"La questione è legata alle considerazioni cronologiche sulle statue, Difatti, le ultime datazioni pubblicate, fanno risalire la cronologia dei pozzetti funerari (a cui le statue sembrano collegate) tra il X e il IX secolo a.C., periodo in cui gli influssi  culturali orientali e fenici dovevano essere ancora piuttosto limitati. Alcuni colleghi tendono a dare gran peso ai confronti con l'esterno, ad esempio con il mondo levantino o dell'era tirrenica, ma vorrei sottolineare come le popolazioni indigene avevano sicuramente un enorme bagaglio di conoscenze tecnhiche, riguardanti la lavorazione "artistica" della pietra, conoscenze acquisite a partire dal Neolitico (si veda l'escavazione e la decorazione delle domus de janas e i manufatti litici come le Dee madri od i menhir e le statue-menhir), per cui, forse, non è necessario pensare per forza ad un forte influsso esterno o, addirittura ad artigiani  venuti da lontano, anche considerata l'affinità tecnico-stilistica con i coevi "bronzetti sardi".

R.C.
(Ricercatore del Dipartimento di storia, Beni Culturali e Territorio | sezione di Archeologia e Storia dell'arte dell'Università di Cagliari)


Frammento di statua
I Giganti di Mont'e Prama, le uniche statue che il mondo nuragico ci abbia finora mai restituito, si trovano in mostra, nel Museo Archeologico Nazionale diCagliari e nel Museo Civico di Cabras, insieme ai modelli di nuraghi e betili ritrovati nello stesso sito di Sa Marigosa, località del Sinis, nel lontano 1974. Rimaste sepolte per secoli in una vasta area del Sinis, distante solo due chilometri dallo stagno di Cabras , queste maestose e possenti sculture dallo stile orientaleggiante sono state ricavate da blocchi unici che potevano pesare fino a 400 chili, provenienti da una cava del luogo.Per queste caratteristiche, gli studiosi ritengono che la costruzione del santuario si debba a una società che disponeva di risorse umane e materiali tali da poter esprimere con l'Heroon* di Mont'e Prama la loro appartenenza a una classe sociale elitaria.
Statue e bronzetti a confronto
Questa scoperta archeologica costituisce una novità non solo per la Sardegna ma per tutta la zona geografica compresa tra la Grecia e l'Atlantico.  Il lavoro degli archeologi mira a restituirci la conoscenza della società che è stata in grado di produrre queste splendide statue e dei suoi contatti con i popoli del resto del Mediterraneo. Le mostre riservano al visitatore diverse sorprese: ad esempio, il sistema multimediale creato in collaborazione con il CRS4 che consente la visualizzazione particolareggiata e tridimensionale, a grandezza naturale, delle statue e dei modelli di nuraghe restaurati.

L'area degli scavi

*L'heroon è il santuario monumentale eretto per un eroe




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