UN LAVORO DI SQUADRA PER L’ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
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| La fanfara della Brigata Sassari a Trieste |
L’innesto di Antonio Deiana quale nuovo componente del
Consiglio Direttivo del nostro Circolo mi dà lo spunto per
esprimergli un caloroso augurio di buona collaborazione
alla operatività del Circolo stesso, che del resto ne ha
effettivo bisogno, tanto più che trattasi di persona giovane
ed in grado di offrire nuovi spunti e nuove capacità,
sempre utili in un organismo proiettato su di un percorso
di continuità ma anche di innovazione quale è quella dei sistemi di comunicazione.
Un ringraziamento sentito va dato all’amica
Maria Pina
Demontis, la quale ha compreso le nostre difficoltà a
marciare con un numero ristretto di collaboratori ed ha
scelto di restare disponibile per le sole incombenze di
rappresentante femminile della Circoscrizione Lombarda
della FASI a suo tempo assegnatole.
Se infatti viviamo in un momento in cui gli effetti della
recente crisi economica hanno fatto privilegiare
l’adesione di soci interessati ad usufruire delle tariffe
agevolate per i trasporti marittimi per e dalla Sardegna,
risultano del tutto volontari ed amatoriali i contributi
collaborativi che i sette componenti del Consiglio
Direttivo sono chiamati ad assicurare.
E noi ci possiamo ritenete fortunati se taluni disimpegni
di fatto di alcuni Consiglieri hanno trovato una
importante compensazione dall’impegno di alcuni personaggi già altre volte citati in questa ed altre sedi che hanno risposto all’appello loro rivolto
inerenti alla Segreteria e, rispettivamente, della strategia
informativa del Notiziario. Ed è quindi da parte nostra
doverosa l’espressione di una viva riconoscenza per la
loro disponibilità.
Abbiamo archiviato il “giro di boa” del primo an
operatività di questo nostro Consiglio prendendo atto con
soddisfazione per la partecipazione alla manifestazione nazionale a Trieste di “Sa die de sa Sardigna” e per gli
incontri ospitati alla sala
Bergamo, tra i quali particolarmente stimolante la
“performance” del prof. Giosuè Romano sui Diavoli
Danteschi, presenziata dal Presidente onorario della Soc.
Dante Alighieri bergamasca.
Abbiamo cominciato l’attività preliminare dell’
appuntamento ad Albino per il ricordo celebrativo della
nostra “compaesana” scrittrice Grazia Deledda, cui
vorremo dedicare una attenzione degna del
riconoscimento a suo tempo conferitole con il Premio
Nobel per la Letteratura nel lontano 1927.
Le premesse sembrano buone e le speranze restano
pertanto rosee.
Ci si darà da fare perché si realizzino.
Il presidente
IN QUESTO NUMERO TROVERETE
- L’intervento del nostro Presidente, naturalmente in prima pagina
- Un toccante scritto di Riccardo Bressan, Vicentino e Capo Scout. Appassionato di Montagna, ha scoperto il "Pezzo di Sardegna più a nord”. Un pezzo di Sardegna che anche noi, prima o poi dovremmo andare a visitare
- Ancora un articolo di Eliseo Pitzalis sull'Expo, di fatto l'evento dell'anno in Italia. La seconda parte di questo scritto verrà pubblicato sul numero 54
- Due brevi scritti sui giganti di Monte Prama (questo ed altri argomenti similari verranno sempre trattati su queste pagine
Un pezzo di Sardegna in Altipiano
C’è un pezzo di Sardegna sull’Altipiano, per un
vicentino come me se si parla di Altipiano si parla di Asiago e
dei suoi sette comuni; beh, dicevo, c’è un pezzo di Sardegna
lassù, e non sto parlando di cose dello Spirito o di affetti ,
almeno non solo.
Si deve salire fino alla Contrà Rigoni a nord di Asiago
e imboccare la vecchia rotabile militare che sale allo Zebio,
alla prima linea di cento anni fa: Passati la Malga Zebio e il
cratere della mina dello Scalambron, lo si trova immerso in un
bel bosco di aghiformi: è circondato da uno steccato e dalla
ricostruzioni di trincee di seconda linea, ci sono 212 croci di
legno, allineate, con il tetto a casetta; entrando la Bandiera ha
quattro mori, i cognomi dei caduti non sono Veneti, ne Cimbri.
Il Cimitero della Brigata Sassari allo Stalder è così, un
angolo di pace a circa 1600 metri: raccoglie le spoglie di quei
Sassarini che dalla Sardegna si fecero onore sull’altipiano e
che ricorda Lussu, resero rosse le acque del Piave dopo la rotta
di Caporetto. è da queste parti che inizia la leggenda dei rote
teufel.
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| Soldati della "Sassari" con un prigioniero |
Ci vado spesso, lassù: è un posto dell’anima per me, di
quelli che ho scoperto da solo, dato che mio padre detestava
l’Altopiano, chissà poi perché. La camminata non è delle più
impegnative, nel mezzo di un bel bosco: d’estate Malga Zebio è
anche aperta e si può sostare per un pezzo di polenta e
formaggio d’alpeggio.
Dalla lunetta dello Zebio, si ha uno dei panorami più
belli dell’altopiano, fino al Grappa e alle Pale di San Martino: come dice Olmi “torneranno i prati”, ma li si vede ancora bene
la guerra: le trincee sono come cicatrici, di quelle profonde: se
si sale allo Scalambron, il cratere di mina ha sconquassato la
roccia, i massi gettati fino a un centinaio di metri di distanza
sono conficcati nel terreno in modo innaturale ancora adesso:
per terra trovi segnavia con la scritta “
zona sacra”, perché
tanti di quelli che erano lì non li trovarono più, portati via da
un fulmine che fece saltare le cariche prima del tempo.
Entrare in quel cimitero significa respirare la
giovinezza di quelle vite spezzate: niente di retorico: l’inverno
passato ho portato il mio reparto di scout lassù; nessun
discorso sull’eroismo, come dice la Murgia, Eroe è il maschile
di vedova, ma un senso di rispetto profondo che dei
quindicenni del 2015 hanno tributato a questi ventenni morti
lassù cento anni fa: le date sulle croci sono dei pugni in pancia:
l’ “Antonio di Giovanni” anziché l’"Antonio fu Giovanni" sa di
famiglie che piangono i morti sbagliati, di leggi naturali
invertite, in cui i padri piangono i figli, mentre tutto sommato
dovrebbe essere il contrario.
Quando trovi “ignoto” sulle croci è pure peggio, e ce
ne sono file intere: cosa deve essere stato il pianto di quelle
madri senza una tomba su cui far portare un fiore.
Se qualcuno pensa che il punto più a nord della
Sardegna è qualche isola a nord di Punta Marmorata, tutto
sommato si sbaglia di 600km: nell'estate del 2007 la città di
Asiago ha donato ai Comuni della Sardegna l'area del cimitero
della Brigata per 99 anni.
Scherzando con mia mamma dico che vado in
Sardegna per un giorno, quando vado a camminare da quelle
parti. Non è poi una battuta così irreale.
C’è un pezzo di Sardegna in Altipiano: quando chiudo
il cancello di legno, ogni volta che esco da lì, sussurro “
aiò
dimonios avanti forza paris”; l’accento non sarà giusto, il
significato che porta quel motto ed il valore che dimostra a me, uomo del duemila, è ancora intatto ed attuale.
Il Circolo è su Facebook. Cercateci digitando “Circolo Maria Carta di Bergamo”.
Diventeremo amici.
GRAZIA DELEDDA. Sta prendendo forma la serata a lei dedicata. Come abbiamo già scritto.
SI TRATTA DELL’UNICO
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA ASSEGNATO AD UNA SCRITTRICE ITALIANA, NEL 1926. Questo non deve stupirci, se ricordiamo
ciò che disse Giuseppe Dessi, autore di “Paese d’Ombre”, alla presentazione dell'Album Delirio, nel 1974:
"Dopo aver
conosciuto Maria Carta, ancora una volta affermo che i soli grandi uomini della Sardegna sono state donne"

EXPO
BREVE STORIA SU ALCUNE ESPOSIZIONI UNIVERSALI DEL PASSATO (1^ parte)
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| Il Crystal Palace |
Le esposizioni universali, indicate col nome abbreviato di
“EXPO” sono manifestazioni a carattere universale
organizzate per mostrare le nuove scoperte della scienza e
della tecnica, nuovi metodi di conservazione degli
alimenti, altri servizi innovativi e tutto quanto in genere
possono rappresentare una novità. Per preparare queste
manifestazioni sono necessari vari servizi legati alle
strutture per l’accoglienza, la movimentazione e la
gestione di un notevole afflusso di persone in un periodo
relativamente breve.
Abbiamo intuito sin dal giorno dell’inaugurazione di
EXPO Milano 2015 il grande sforzo organizzativo ed
economico che ha sostenuto il nostro paese per la
preparazione di questo evento.
Facciamo un breve "escursus" sulle maggiori esposizioni
del passato per vedere cosa resta di queste imponenti
manifestazioni che richiedono un impegno sia del paese
ospitante che di quelli partecipanti.
La prima manifestazione con queste caratteristiche è
considerata quella organizzata a Londra nel 1851 su
iniziativa del principe consorte Alberto che aveva deciso
di promuovere una grande esposizione universale
dell’industria. Obiettivo degli organizzatori era di attirare
tutte le attività industriali del mondo e soprattutto per
evidenziare le grandi innovazioni dell’industria
britannica.
Ci furono subito notevoli problemi logistici per i siti
necessari per questa manifestazione. Dopo vari studi,
ricerche e ipotesi, fu accettata la proposta risolutiva di un
giardiniere che progettò in pochissimo tempo un edificio
provvisorio con strutture metalliche e coperture in vetro.
Un edificio a forma di serra di dimensione enormi, 84000 metri quadrati di superficie coperta. Il Cristal Palace.
In pochi mesi fu montato un edificio su tre livelli con
intelaiatura in ferro e coperture in vetro. Fu un successo
della tecnologia e dell’industria inglese, ma anche della
natura. Nei giardini del Cristal Palace furono portate tante
colture esotiche provenienti dalle colonie inglesi e anche
la gastronomia esotica attirò i visitatori. Il Cristal Palace,
finita la mostra, fu smontato e ricostruito in un’altra zona
di Londra. Nel 1936 fu distrutto quasi completamente da
un incendio, ma fu riscostruito e tuttora è una costruzione
originale che ospita al suo interno innumerevoli attività.

Nel 1889, in occasione del centenario della rivoluzione
francese, fu la volta di Parigi a presentare l’esposizione
universale. Quale emblema della manifestazione fu
costruita, su progetto dell’ingegner Alexandre-Gustav Eiffel, una torre d’acciaio, alta più di 300 metri che
doveva restare solo per il periodo dell’esposizione. La
torre all’epoca fu molto contestata e molti sostenevano la
sua pericolosità e la necessità di smontarla dopo
l’esposizione. Fu però tale il successo di quella torre che
non fu smontata e tuttora troneggia su Parigi e ne è
diventata il simbolo più conosciuto al mondo. Dopo 126
anni quella torre poco sicura è visitata da circa sette
milioni di persone ogni anno. Sicuramente ha ripagato i
francesi della spesa sostenuta per costruirla.
Oltre alla tour Eiffel, l’esposizione del 1889 è famosa
anche perché in quell’occasione venne presentata la prima
automobile alimentata col petrolio al posto del carbone.
Altra novità della mostra fu la presentazione dell’energia
elettrica a cura di Edison che, per l’occasione, organizzò
un proprio padiglione
Anche Milano, pur non
essendo all’epoca una grande
città, ebbe la sua esposizione universale nel 1906 nel
settore dei trasporti. La mostra venne inaugurata per
presentare anche la conclusione del traforo del Sempione;
all’epoca era il traforo più lungo al mondo. Della mostra
di Milano, oltre al traforo del Sempione, è rimasto l’acquario. Un palazzo liberty tra i più belli di Milano
ancora oggi.
IL MISTERO DEI GIGANTI DI MONTE PRAMA
Notizie sparse sull’argomento riguardante la propria storia più dibattuto in Sardegna
Possiedi una tua idea personale sulle possibili influenze tecniche avute dai fautori di quelle statue primigene per l'Occidente?
"La questione è legata alle considerazioni cronologiche sulle statue, Difatti, le ultime datazioni pubblicate, fanno risalire la cronologia dei pozzetti funerari (a cui le statue sembrano collegate) tra il X e il IX secolo a.C., periodo in cui gli influssi culturali orientali e fenici dovevano essere ancora piuttosto limitati. Alcuni colleghi tendono a dare gran peso ai confronti con l'esterno, ad esempio con il mondo levantino o dell'era tirrenica, ma vorrei sottolineare come le popolazioni indigene avevano sicuramente un enorme bagaglio di conoscenze tecnhiche, riguardanti la lavorazione "artistica" della pietra, conoscenze acquisite a partire dal Neolitico (si veda l'escavazione e la decorazione delle domus de janas e i manufatti litici come le Dee madri od i menhir e le statue-menhir), per cui, forse, non è necessario pensare per forza ad un forte influsso esterno o, addirittura ad artigiani venuti da lontano, anche considerata l'affinità tecnico-stilistica con i coevi "bronzetti sardi".
R.C.
(Ricercatore del Dipartimento di storia, Beni Culturali e Territorio | sezione di Archeologia e Storia dell'arte dell'Università di Cagliari)

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| Frammento di statua |
I Giganti di Mont'e Prama, le uniche statue che il
mondo nuragico ci abbia finora mai restituito, si trovano
in mostra, nel
Museo Archeologico Nazionale diCagliari e nel
Museo Civico di Cabras, insieme ai
modelli di nuraghi e betili ritrovati nello stesso sito di Sa
Marigosa, località del Sinis, nel lontano 1974. Rimaste
sepolte per secoli in una vasta area del Sinis, distante solo
due chilometri dallo stagno di Cabras , queste maestose e
possenti sculture dallo stile orientaleggiante sono state
ricavate da blocchi unici che potevano pesare fino a 400
chili, provenienti da una cava del luogo.Per queste
caratteristiche, gli studiosi ritengono che la costruzione
del santuario si debba a una società che disponeva di
risorse umane e materiali tali da poter esprimere con
l'Heroon* di Mont'e Prama la loro appartenenza a una
classe sociale elitaria.
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| Statue e bronzetti a confronto |
Questa scoperta archeologica costituisce una novità non
solo per la Sardegna ma per tutta la zona geografica
compresa tra la Grecia e l'Atlantico. Il lavoro degli archeologi mira a restituirci la
conoscenza della società che è stata in grado di produrre
queste splendide statue e dei suoi contatti con i popoli del
resto del Mediterraneo. Le mostre riservano al visitatore
diverse sorprese: ad esempio, il sistema multimediale
creato in collaborazione con il CRS4 che consente la
visualizzazione particolareggiata e tridimensionale, a
grandezza naturale, delle statue e dei modelli di nuraghe
restaurati.
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| L'area degli scavi |
*L'heroon è il santuario monumentale eretto per un eroe