NOTIZIARIO N. 54 | SETTEMBRE 2015

GRAZIA DELEDDA, UNICA SCRITTRICE ITALIANA PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA

Il primo romanzo di Grazia Deledda che lessi fu nel 1955, al compimento dei venti anni. Si trattava di un regalo del mio compianto fratello maggiore ed era intitolato “Marianna Sirca”, personaggio che la romanziera Nuorese ha tratteggiato con molta finezza, quasi fosse desiderosa di potersi lei stessa inpersonare in quella creatura. Qualche anno dopo, la lettura di un’opera (Elias Portolu) senz’altro più densa ed avvincente, e poi il drammatico romanzo “Cenere”, quello più fantasioso “Canne al vento ed infine la suggestione di “Cosima”. Fu così che dalle letture fantastiche di Emilio Salgari, Giulio Verne, Salvator Gotta e Ferenc Molnar,si sviluppò il passagio a quelle di una Autrice che ha saputo interpretare la personalità dei suoi personaggi e le intime caratteristiche della gente della mia Regione “vissuta”, lasciando una traccia profonda nella mia curiosità letteraria che ha poi dedicato spazi non indifferenti alla prosa di Sebastiano Satta, Marcello Serra, Sergio Atzeni e Marcello Fois. Un lungo percorso personale che si è ripercosso in quello seguito dal Consiglio Direttivo in carica di questo Circolo nell’attuale mandato iniziato dal centesimo anniversario di Sebastiano Satta, proseguito nella memoria delle pagine di Storia (e non di carta) scritte dall’Esercito Italiano – con particolare rifimento alla nostra gloriosa Brigata Sassari – nella “Grande Guerra”, ed ora programmato nella rievocazione di una scrittrice che ha dato gloria alla sua (e nostra) Sardegna e (con il riconoscimento del Premio Nobel per la letteratura del 1926) alla Patria Italiana tutta. Ci diamo appuntamento il 10 Ottobre prossimo, alle ore 17,00 presso l’auditorium che il Comune di Albino ha generosamente messo a disposizione del nostro Circolo per ascoltare con attenzione le parole del Professor Marco Cimmino e quello della esperta Dottoressa Neria De Giovanni, dopo di che potremo verificare se il nostro personaggio letterario non ha niente da invidiare e personalmente non ho alcun dubbio) alla superba cantante folk Silighese alla quale il nostro Circolo si intitola. 
IL PRESIDENTE


IN QUESTO NUMERO TROVERETE:
  • L’intervento del nostro Presidente, in prima pagina.il suo scritto e questo notiziario sono dedicati a Grazia Deledda.
  • Il “Chi è Grazia Deledda” notizie per un avvicinamento ragionato alla serata del 10 Ottobre (vedi le pagine 2 e 4).
  • La terza parte dell’articolo di Eliseo Pitzalis sull’Expo, di fatto l’evento dell’anno in Italia.
  • Nell’ultima pagina troverete il programma del Convegno dedicato alla Deledda. Il Professor Cimmino parlerà della collocazione di Grazia Deledda nel panorama letterario Italiano, mentre la Professoressa De Giovanni parlerà dei personaggi maschili nell’opera della scrittrice. Ha in pubblicazione un libro il cui titolo i “Senza scampo: i personaggi maschili nelle narrativa di Grazia Deledda”. Vi attendiamo numerosi. 

GRAZIA DELEDDA, LA VITA E LE OPERE
(da Wikipedia)

Grazia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871, quinta di sette tra figli e figlie, in una famiglia benestante. Il padre, Giovanni Antonio Deledda, era un imprenditore e agiato possidente, si occupava di commercio e agricoltura; si interessava di poesia e lui stesso componeva versi dialettali, aveva fondato una tipografia e stampava una rivista. Fu sindaco di Nuoro nel 1892. La madre era Francesca Cambosu. Dopo aver frequentato le scuole elementari fino alla classe quarta, Grazia Deledda viene seguita privatamente da un professore ospite di una parente della famiglia Deledda che le impartì lezioni di base di Italiano, Latino e Francese (i costumi del tempo non consentivano alle ragazze un'istruzione oltre quella primaria e, in generale, degli studi regolari). Prosegue la sua formazione totalmente da autodidatta. Importante per la formazione di Grazia Deledda, nei primi anni della sua carriera da scrittrice, è l'amicizia con lo scrittore, archivista e storico dilettante sassarese Enrico Costa che per primo ne comprese il talento. Il padre muore per una crisi cardiaca il 5 novembre 1892 e la famiglia deve affrontare difficoltà economiche. Quattro anni più tardi muore anche la sorella Vincenza. 

Attività letteraria giovanile
Nel 1888 invia a Roma alcuni racconti, Sangue sardo e Remigia Helder, sono pubblicati dall'editore Edoardo Perino sulla rivista "L'ultima moda", diretta da Epaminonda Provaglio. Sulla stessa rivista viene pubblicato a puntate il romanzo Memorie di Fernanda. Nel 1890 esce a puntate sul quotidiano di Cagliari L'avvenire della Sardegna, con lo pseudonimo Ilia de Saint Ismail, il romanzo Stella d'Oriente, e a Milano, presso l'editore Trevisini, Nell'azzurro, un libro di novelle per l'infanzia. Incontra l'approvazione di letterati come Angelo de Gubernatis e Ruggero Bonghi, che nel 1895 accompagnerà con una sua prefazione l'uscita del romanzo Anime oneste. Collabora con riviste sarde e continentali: "La Sardegna", "Piccola rivista" e “Nuova Antologia”. Fra il 1891 e il 1896 sulla Rivista delle tradizioni popolari italiane, diretta da Angelo de Gubernatis è pubblicato a puntate il saggio Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna, introdotto da una citazione di Tolstoi, prima espressione documentata dell'interesse della scrittrice per la letteratura russa. Seguono romanzi e racconti di argomento isolano. Nel 1896 il romanzo La via del male è recensito in modo favorevole da Luigi Capuana. Nel 1897 esce una raccolta di poesie, Paesaggi sardi edito da Speirani.

Maturità
Nell'ottobre del 1899 la scrittrice si trasferisce a Roma. Nel 1900, sposa Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze conosciuto a Cagliari. A Roma conduce una vita appartata. Ha due figli, Franz e Sardus. Nel 1903 la pubblicazione di Elias Portolu è la prima di una fortunata serie di romanzi e opere teatrali : Cenere, L’Edera, (1908), Sino al confine (1910), Colombi e Sparvieri (1912), Canne al vento (1913), L’Incendio nell’oliveto (1918), Il Dio dei venti (1922). La sua opera è apprezzata da scrittori come Giovanni Verga, Enrico Thovez, Emilio Cecchi, Pietro Pancrazi, Antonio Baldini. È riconosciuta e stimata anche all'estero: D.H. Lawrence scrive la prefazione della traduzione in inglese de La madre. Grazia Deledda è anche traduttrice, è sua infatti una versione di Eugene Grandet di Honorè du Balzac. 

Il premio Nobel
Nel 1926 le viene conferito il premio Nobel per la letteratura. La motivazione è: «Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano.»

La morte
Un tumore di cui soffriva da tempo la portò alla morte il 15 agosto 1936. Le spoglie della Deledda sono custodite in un sarcofago di granito nero levigato nella chiesetta della Madonna della Solitudine, ai piedi del monte Ortobene di Nuoro. Lasciò incompiuta la sua ultima opera Cosima, quasi Grazia, autobiografica, che apparirà in settembre di quello stesso anno sulla rivista Nuova Antologia, a cura di Antonio Baldini e poi verrà edita col titolo Cosima. La sua casa natale, nel centro storico di Nuoro (Santu Predu), è adibita a museo.



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Notiziario redatto a cura di Guido Corda. Scriveteci all’indirizzo gucord@tin.it per spiegazioni, collaborazioni e\o curiosità.


EXPO
BREVE STORIA SU ALCUNE ESPOSIZIONI UNIVERSALI DEL PASSATO (2^ parte)
Nel 1915 a San Francisco negli Stati Uniti fu organizzata la mostra in occasione dell’apertura del canale di Panama che permise la navigazione tra l’oceano atlantico e il pacifico senza dover fare il periplo dell’America meridionale. Oggi è in corso di elaborazione il progetto per il raddoppio di questo canale. Con la prima guerra mondiale furono interrotte le esposizioni universali sino al 1931, quando fu presentata l’esposizione delle colonie, prevalentemente francesi e inglesi.
Nel 1933 fu scelta Chicago per organizzare l’esposizione, soprattutto per reazione alla grande depressione seguita alla crisi mondiale del 1929. In questa expo fece eco l’aviazione. Ci furono esibizioni aeree di ogni tipo, per l’Italia era presente Italo Balbo. Roma fu designata a presentare l’esposizione del 1941, poi spostata al 1942, ma l’esposizione non ebbe luogo a causa della seconda guerra mondiale. Sono rimaste le costruzioni dell’EUR, oggi utilizzate per uffici pubblici e abitazioni.


Un'esposizione universale importante fu quella di Bruxelles del 1958 sul tema dell’energia atomica. Si riteneva all’epoca che in poco tempo l’energia atomica avrebbe sostituito le altre fonti energetiche e in particolare il carbone e il petrolio, ma le previsioni di allora sono state disattese. Il carbone e soprattutto il petrolio sono ancora oggi le fonti primarie dell’energia. Quale simbolo di questa mostra è rimasto l'"Atomium". Una costruzione in acciaio alta 102 metri con nove palle che rappresentano i nove atomi di un cristallo di ferro.
Queste palle, ognuna del diametro di 18 metri, sono visitabili e collegate con scale mobili dotate di oblò dai quali si può ammirare il panorama sottostante e le altre palle che sembrano sospese nel vuoto.
Nel 1962 l’expo si tenne a Seattle. In questa manifestazione dominante fu il padiglione statunitense che ospitava tra l’altro il Pacific Science Center. Della manifestazione di Seattle è rimasto dominante lo Space Needle (Ago spaziale), una torre alta 184 metri che domina su tutta la città. A 152 metri dal suolo in questo ago spaziale si trova un ristorante girevole che in 47 minuti fa un intero giro per offrire ai commensali del ristorante uno spettacolo indimenticabile. Questa torre è un progetto di alta tecnologia che spicca altissima sulla città di Seattle, con la sede del ristorante che ruota a notevole altezza. La costruzione, le cui fondamenta scendono sino a 40 mt di profondità, con uno spessore di 10 mt di calcestruzzo è in grado reggere la forza dei venti a 350° Km/ora di velocità e terremoti sino al 9° gradodella scala richter. 
Expo Milano 2015 | L'albero della Vita
Sarebbe riduttivo però valutare l’importanza delle esposizioni universali solo per i simboli che le ricordano nel tempo. Queste manifestazioni a carattere mondiale, oltre all’importanza della conoscenza delle scoperte e innovazioni in tutti i campi, rappresentano un’occasione di incontro dei vari paesi e dei popoli del mondo. La conoscenza di altre culture e modi di vivere di popolazioni, geograficamente lontane, sono un’opportunità per favorire e promuovere rapporti futuri sia economici, sia culturali e sociali. (Fine) 

Eliseo Pitzalis


Il Circolo Culturale Sardo Maria Carta
presenta
GRAZIA DELEDDA
La scrittrice Sarda
Premio "Nobel" 1926 per la letteratura
Sabato 10 Ottobre | Ore 17.00
AUDITORIUM | COMUNE DI ALBINO
Via Aldo Moro 2b

APERTO AL PUBBLICO
dalle ore 17.00 alle ore 20.00
INGRESSO LIBERO

PROGRAMMA
Sabato 10 Ottobre 2015 | Ore 17.00

Apertura del convegno e saluto di benvenuto del Sindaco di Albino
di FABIO TERZI

Presenterà il programma
Dr. MARIO POMESANO
Presidente del Circolo Culturale Sardo di Bergamo "Maria Carta"

RELATORI:
Prof. MARCO CIMMINO: "Una scrittrice verista non siciliana"
Prof.ssa NERIA DE GIOVANNI: "Le opere di Grazia Deledda"

Alla fine della presentazione
IL GRUPPO FOLK DI BAREGGIO
allieterà il pubblico presenta con musiche e balletti nel tradizionale costume sardo

Seguirà un piccolo buffet offerto dal Circolo Culturale Sardo "Maria Carta"

GRAZIA DELEDDA
La famosa scrittrice sarda, vissuta a cavallo tra l'ottocento e il novecento, ha descritto nelle sue opere i paesi, le montagne, le abitudini della gente della sua terra.
Ha raccontato i costumi e la misera vita della popolazione sarda, sempre impegnata a procurarsi il sostentamento della famiglia con il duro lavoro della campagna. Ha lasciato però anche altri scritti di piacevole lettura che hanno appassionato i suoi lettori.

Citiamo un passo famoso
"Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne. Ho mille volte appoggiato la testa i tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce per ascoltare la voce delle foglie; ciò che dicevano gli uccelli, ciò che raccontava l'acqua corrente; ...ho ascoltato i canti e le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo e così si è formata la mia arte, come una canzone od un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo"






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