Antonio Gramsci: Il cervello che non smise di funzionare
«Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». Questa frase venne pronunciata dal pubblico ministero Isgrò, additando l’accusato Gramsci nell’aula del Tribunale Speciale che lo condannò a vent'anni, quattro mesi e cinque giorni di carcere. In realtà, la sentenza era stata scritta prima ancora che il tribunale si pronunciasse: quel processo non era che una farsa. Fu una condanna emessa non per aver commesso dei reati, ma perché il condannato aveva un’idea di Stato non in linea con quella del governo fascista.
«Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». Questa frase venne pronunciata dal pubblico ministero Isgrò, additando l’accusato Gramsci nell’aula del Tribunale Speciale che lo condannò a vent'anni, quattro mesi e cinque giorni di carcere. In realtà, la sentenza era stata scritta prima ancora che il tribunale si pronunciasse: quel processo non era che una farsa. Fu una condanna emessa non per aver commesso dei reati, ma perché il condannato aveva un’idea di Stato non in linea con quella del governo fascista.
Ma chi era Gramsci? Antonio Gramsci (detto Nino) nacque ad Ales, un paesino in provincia di Cagliari, il 22 gennaio 1891, quarto di sette figli di una famiglia della piccola borghesia di provincia. A quattro anni, a seguito di una caduta accidentale, riportò una lesione alla schiena che gli procurò gravi tormenti fisici per tutta la vita. Nonostante la sua fragilità, il piccolo Nino s'intrufolava in mezzo agli altri bambini, anche più grandi di lui, con i quali trascorreva le giornate.
Nel 1897 il padre perse il lavoro e la famiglia si ritrovò di colpo priva di ogni sostentamento. Terminate le scuole elementari, Gramsci dovette interrompere gli studi che tanto amava per dedicarsi a piccoli lavori necessari ad aiutare la famiglia. Considerava una grande ingiustizia che gli altri ragazzi del paese, pur non studiando mai, potessero continuare il percorso scolastico, mentre a lui, che aveva ottenuto il massimo dei voti in tutte le materie, ciò fosse impedito.
Dopo due anni, grazie all’aiuto di una sorella, riuscì a iscriversi al ginnasio di Santu Lussurgiu, vivendo in casa di una contadina che gli aveva offerto ospitalità. Nel 1908, con il sostegno economico del fratello Gennaro, si iscrisse al liceo classico di Cagliari. Per contribuire alle spese, continuò a lavorare saltuariamente fino al conseguimento della maturità.
Oltre agli esami di maturità, Gramsci sostenne un esame supplementare e vinse una borsa di studio di 70 lire al mese offerta dal Collegio Carlo Alberto per frequentare l’Università di Torino. Lasciò quindi la Sardegna e si trasferì a Torino, dove si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia. Gramsci aveva sempre studiato volentieri e nel capoluogo piemontese ebbe finalmente la possibilità di coltivare appieno le sue passioni: lesse e studiò letteratura, lingue, storia e filosofia.
Fu quello il periodo della sua formazione culturale e politica. Trovatosi solo a Torino, si avvicinò ai compagni della sezione giovanile del Partito Socialista. Nel 1916 venne assunto come cronista e commentatore teatrale per l'edizione piemontese dell’Avanti!. Gli venne affidato l’incarico di scrivere un commento sui costumi della città e nacque così la rubrica "Sotto la Mole", una cronaca della vita cittadina che venne molto apprezzata. Nel 1917, su incarico della Federazione Giovanile, uscì La Città Futura, un saggio di grande rilievo che lo portò all’attenzione del panorama politico e culturale torinese.
Il primo maggio 1919, assieme a Tasca, Terracini e Togliatti, fondò la rassegna settimanale L’Ordine Nuovo. Sotto la sua direzione, la rivista divenne col tempo sempre più incisiva, influenzata dagli eventi rivoluzionari in Russia e in Europa. In quegli anni di grandi trasformazioni, Gramsci fu sempre vicino agli operai della città più industrializzata d’Italia, con i quali fondò i "consigli di fabbrica". Il suo sogno era quello di estendere tale modello anche al Meridione per migliorare le condizioni di vita dei contadini, un progetto che purtroppo non riuscì a portare a compimento.
Gramsci era ormai diventato celebre in Italia e stimato all’estero. Nel 1921 venne inviato a Mosca per rappresentare il Partito Comunista Italiano nell’Internazionale fondata da Lenin. Durante il soggiorno russo conobbe Giulia, che divenne la sua compagna di vita e gli diede due figli: Delio e Giuliano.
Tornato in Italia, riprese l'attività politica e nel 1924 venne eletto deputato. La sua fama, il suo pensiero e la sua dirittura morale erano però invisi al regime. Mussolini, pur denigrandolo per la sua infermità fisica, ne riconosceva la straordinaria intelligenza e integrità. Nonostante l'immunità parlamentare e i tentativi di sfuggire alla polizia politica, Gramsci venne arrestato l’8 novembre 1926 e successivamente condannato.
La detenzione aggravò drasticamente le sue condizioni di salute, ma il suo cervello non smise mai di funzionare. Dal carcere continuò a interessarsi di politica; le sue riflessioni furono affidate ai Quaderni del carcere, una raccolta di 33 manoscritti che revisionò continuamente per superare i controlli della censura. Questo lavoro costante lo tenne impegnato nella mente e nello spirito, permettendogli di resistere alle sofferenze fisiche.
Oltre a essere un politico lungimirante, Gramsci fu un uomo di estrema sensibilità e tenerezza, specialmente verso la madre, la moglie e i figli (il secondogenito Giuliano non riuscì mai a vederlo di persona). Durante i lunghi anni di prigionia mantenne una dignità incrollabile; sembrava quasi che i patimenti avessero acuito la sua capacità di sopportazione.
L’intensa corrispondenza raccolta nelle Lettere dal carcere ne è l’esempio più alto. Indipendentemente dalle idee politiche, Gramsci resta un esempio di onestà intellettuale, sofferta sino all'estremo sacrificio. Le oltre 400 lettere scritte ai familiari e alla cognata Tatiana, che lo assistette fino alla fine, rimangono una delle testimonianze umane e letterarie più toccanti del Novecento.
Eliseo Pitzalis
RINNOVO ADESIONE AL CIRCOLO PER L’ANNO 2017 Dal mese di novembre 2016 è iniziato il rinnovo dell’adesione al “Circolo” per l’anno 2017. Il costo della tessera, da 17 anni, è sempre lo stesso. Ricordiamo che il tesseramento è un momento importante per la vita del “Circolo”. Per vostra comodità potrete effettuare l’adesione anche con un bonifico presso il Banco BPM - Credito Bergamasco di via Moroni 314 Bergamo Codice IBAN: IT 43 O 05034 11149 000000029277 CAUSALE: Tesseramento 2017
PROGRAMMAZIONE ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
Conferenza su Antonio Gramsci nell’ottantesimo anniversario della morte
In ricordo di Archimede Tinteri
| 28/07/1931 | 02/04/2025 |
In ricordo di Roberto Piredda
Ci hai lasciato in silenzio, senza astio
o clamori, come avevi vissuto la tua
breve vita.
Non volevi mai apparire, ma ti sei
sempre prodigato per il piacere di molti.
Non hai mai lesinato le tue energie al
servizio di tutti i soci. Mi hai lasciato un
ricordo che non dimenticherò mai
quando ti avevo portato i pacchi di
pannolini da inviare per i bambini degli
alluvionati di Olbia, offerti dal Circolo.
Con mia grande sorpresa avevo
saputo che tu stavi partendo. Noi
avevamo donato i materiali, ma tu eri
andato personalmente a portarli con il
tuo furgone, a distribuirli e a lavorare
nel fango per aiutare gli abitanti in
difficoltà. Un gesto di grande umanità.
Grazie da tutti noi Roberto.04/05/1968 | 09/02/2017
O caro amico addio, senza parole, senza versare
lacrime o sorridere. Morire non è nuovo sotto il sole,
ma più nuovo non è nemmeno vivere. S.A. Esenin
Gruppo Giovani
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